| VELINE
& VELENI di Cesare Lanza - I GIORNALI IN 5 MINUTI - Giovedì
28 APRILE 2005 |
EDITORIA:
SU DAGOSPIA I RETROSCENA DI UN “GOLPE” ISPIRATO DA PAOLO MIELI E
FERMATO DALLA FAMIGLIA AGNELLI
Storia di un fallito blitz alla Stampa. Salta il tentativo di Montezemolo
di far sedere l’opinionista di Repubblica Merlo sulla poltrona di
direttore del quotidiano di Torino occupata da Sorgi. |
Libero, di NINO SUNSERI, Roberto D'Agostino, sul suo sito Dagospia,
la racconta con il solito sarcasmo identificando in Luca Montezemolo
il grande sconfitto nella battaglia delle due Sicilie. Le fonti
ufficiali, ovviamente, tacciono ma qualcosa sta trapelando sul duello,
tutto interno all’isola, per la direzione de La Stampa. Una poltrona
occupata da Marcello Sorgi, palermitano, le cui radici professionali
affondano nel mitico giornale L’Ora degli anni ’70, organo del Pci.
In corsa il catanese Francesco Merlo passato da La Sicilia al Corriere
e poi Repubblica. Grande regista del cambio, confida perfidamente
Dagospia, Luca Cordero Montezemolo utilizzando i poteri che gli
derivano dalla presidenza della Fiat. Una iniziativa, però, condotta
con troppa autonomia cercando, informa il sito del gossip più gettonato
d’Italia, una sponda più sul direttore del Corriere, Paolo Mieli
che non all’interno della famiglia Agnelli. Risultato: Sorgi resta
a La Stampa e Merlo a Parigi a occuparsi di cose italiane. In effetti
le cose nel palazzotto in riva al Po che occupa il quartier generale
della Stampa non vanno proprio benissimo. Il giornale continua a
perdere terreno. Solo a marzo ha lasciato sul terreno un altro 4,3%
di lettori e ormai veleggia intorno alla soglia minimale di 330
mila copie. Neanche i vistosi rinforzi ottenuti con l’ingaggio di
Riccardo Barenghi, Mattia Feltri e Lucia Annunziata sono riusciti
a ringalluzzire l’edicola. È anche vero che gli innesti sono arrivati
a febbraio e quindi impossibile giudicare. Da tempo, comunque, si
parla di un possibile avvicendamento a Marcello Sorgi e da tempo
tutte le voci vengono smentite. Prima di Merlo girava, con qualche
insistenza, il nome di Giulio Anselmi, altro pezzo pregiatissimo
della scuderia di Repubblica dopo aver Tuttavia non si muove assolutamente
nulla. La leggenda racconta che il giovane Yaki, capo della dinastia
dopo la scomparsa dello zio Umberto, abbia qualche prudenza a sostituire
Sorgi. Un po’ perchè il direttore è un fantastico ambasciatore nei
palazzi romani che lui conosce benissimo e il ragazzo per nulla.
Inoltre Yaki avrebbe qualche difficoltà a sostituire un direttore
che era stato scelto personalmente dal nonno, dall’Avvocato. In
ogni caso sul tema è ascoltatissimo consigliere papà Alain giornalista
e scrittore di fama. Una conferma che la famiglia Agnelli sul delicato
passaggio della carta stampata è ancora molto gelosa dei suoi diritti
di proprietà. Neanche un manager di provata fede come Montezemolo
può entrare su questa partita senza aver ottenuto, preventivamente,
tutte le benedizioni. Yaki e i suoi familiari hanno assistito con
sgomento allo scempio di casa Romiti appena sei mesi dopo l’uscita
da via Solferino. Un precedente da meditare mentre le banche si
preparano a diventare grandi azioniste della Fiat. Per tutti quanti
una sola parola d’ordine: giù le mani dalla Stampa. |
LE
SCALE DEL POTERE
Prove primarie: vince Casini. Poi Letta e Fini tra i parlamentari
della Cdl. Formigoni ha consensi nella Lega, pochi voti ai tecnici.
E c'è chi propone il ds Bersani. |
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Il Corriere, Dino Martirano - La simulazione delle primarie per
la futura leadership della Casa delle Libertà scatta a mezzogiorno
quando, a Montecitorio, un’aula ancora poco gremita ha un mezzo
sussulto davanti alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi: «Chi
sta fuori dal partito unico va da solo alle elezioni, se la Cdl
è divisa non mi ricandido». Mancano tre ore al voto di fiducia,
che sarà un plebiscito interno per Berlusconi, ma molti nella
Cdl già iniziano a guardarsi intorno. E alla fine sono 60 i parlamentari
della maggioranza che accettano di rispondere alla domanda posta
dal Corriere della Sera.
IL METODO - Ecco il quesito, dunque: «Qualora Berlusconi
decidesse di farsi da parte, chi indicherebbe come candidato leader
per la coalizione?». Con la garanzia, per chi lo ha chiesto, della
riservatezza del voto espresso (ma tutti i nomi dei parlamentari
interpellati sono pubblicati in questa pagina), si potevano esprimere
al massimo tre preferenze e c’era anche la possibilità di votare
«scheda bianca» (opzione scelta da chi ritiene che Berlusconi
sia insostituibile). Il «campione» dei votanti è stato formato
considerando, per quanto possibile, i rapporti di forza tra i
partiti. Tra i 60 elettori, 23 sono di Forza Italia, 17 di Alleanza
nazionale, 11 dell’Udc, 7 della Lega, due del gruppo misto. E
il partito della «scheda bianca» quello che non vede alternative
a Berlusconi alla fine ha ottenuto 11 voti.
I RISULTATI - Pierferdinando Casini vince con 31 voti,
battendo Gianni Letta e Gianfranco Fini (25 voti ciascuno), Beppe
Pisanu (16), Giulio Tremonti (15). Seguono appaiati Roberto Formigoni,
Franco Frattini e Marco Follini: 4 voti a testa. Nel lungo elenco
dei possibili premier del centrodestra spunta anche un’ipotesi
semi-fantastica proposta da Filippo Mancuso, eletto nel 2001 per
FI ma poi emigrato nel gruppo misto: «Sempre che Berlusconi sia
escluso, io vedo per il 2006 una collaborazione tra i nuclei centristi
delle due coalizioni. E mi viene in mente il ds Pierluigi Bersani
come leader moderato credibile e spendibile».
L’ANALISI DEL VOTO - Senza rompere il patto di riservatezza,
si può sottolineare un diverso atteggiamento a seconda della casacca
indossata dai votanti. Quelli dell’Udc e di An hanno mostrato
una costante, inserendo nella rosa i leader dei rispettivi partiti,
cioè Casini e Fini. Diverso il discorso per gli azzurri: hanno
dimostrato grande realismo votando anche per «candidati spendibili
e credibili», come Fini e Casini, e considerando con serietà,
e un pizzico di angoscia in alcuni casi, l’ipotesi che Berlusconi
si faccia da parte. E l’ipotesi Formigoni, ancora sotto la cenere,
a dire il vero, interessa anche ampi settori della Lega. Poi c’è
l’incognita Udc: «Se il partito di Follini non esclude la federazione
e non rinnega un bipolarismo vero, penso a candidati alternativi
come Casini, Fini e Letta», avverte Giampaolo Landi di Chiavenna
(An).
ESTERNI - Una costante che accomuna tutti gli interpellati
riguarda la difficoltà di individuare all’esterno della Cdl, nelle
professioni e nelle Università, un candidato alternativo: prendono
un voto ciascuno Fazio, Montezemolo e Monti. L’ex ministro Giuliano
Urbani, cui è stato riassegnato il posto in commissione Esteri,
vede un futuro nero senza Cavaliere: «Io voto FI perché c’è Berlusconi
che è capace di dialogare con Bossi e con Fini. Perché dovrei
votare ancora per FI se non ci sarà più Berlusconi?». Mentre Alberto
Di Luca, sempre di FI, vede un percorso articolato per il partito
unico FI-An-Udc alleato della Lega: «Comitato promotore, stesura
di un programma e primarie. Questa è la sequenza». Ma Teodoro
Buontempo (An), esperto navigante della politica, frena: «La rinnovata
Cdl troverà una valida alternativa a Berlusconi solo se saprà
cercare fuori dal Palazzo». Mentre il milanista della Lega Cesare
Rizzi gela chi vede una Cdl senza il Cavaliere: «Fin che c’è lui
bene, altrimenti crolla tutto». Concordano Nino Mormino e Francesco
Nitto Palma e molti altri fedelissimi di FI.
* Scrivetemi, se volete, indirizzando a: cesare@lamescolanza.com
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