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Il nodo Rai slitta alla prossima settimana. Oggi e domani non
si voterà in commissione di Vigilanza per i sette consiglieri
(su nove) che l’organismo parlamentare dovrà indicare. La mancata
sostituzione di Mario Landolfi, diventato ministro delle Comunicazioni,
come membro della commissione ha probabilmente tolto dall’imbarazzo
maggioranza e opposizione, lontani dalla indispensabile intesa
sul nome del presidente che dovrà essere indicato dal ministero
dell’Economia ma votato dai due terzi della Vigilanza.
Lo slittamento è stato deciso ieri dal presidente della Vigilanza,
Claudio Petruccioli, dopo aver sentito il presidente della Camera
Pier Ferdinando Casini: «La commissione deve essere al completo.
Casini è d’accordo, si attiverà perché deve fare la designazione
d’accordo con il gruppo di An». E’ però difficile che stamattina
Ignazio La Russa, capogruppo An alla Camera, comunichi il sostituto
di Mario Landolfi.
Dice Giuseppe Giulietti, capogruppo Ds in commissione, appena
uscito da una riunione di partito col segretario Piero Fassino:
«Noi siamo pronti a votare anche subito. Abbiamo deciso all’unanimità
l’indicazione di Carlo Rognoni come prossimo consigliere di amministrazione.
In quanto al presidente, abbiamo deciso che debba essere conosciuto
anche il nome del direttore generale: tutto il vertice dev’essere
di garanzia e va condiviso perché si va incontro alla campagna
elettorale». Alessio Butti, An, avverte: «Se siamo in una fase
di studio e approfondimento è anche per l’atteggiamento a volte
provocatorio del centrosinistra. Ricordo a Fassino che è la legge,
non lui, a dire che il presidente della Rai va condiviso. E’ chiaro
che il ticket col direttore generale è fondamentale».
L’analisi sul metodo non è opposta. Ma sui nomi siamo in alto
mare. Ora la pratica Rai è sul tavolo di Gianni Letta che dovrà
mediare. E l’Unione manda un messaggio: diteci la vostra proposta,
poi noi riuniremo un vertice con Prodi per rispondervi. I sette
consiglieri che la Vigilanza voterà non sono il vero problema.
I Ds designeranno Carlo Rognoni, Verdi e Rifondazione Sandro Curzi,
la Margherita Nino Rizzo Nervo. Per i quattro di maggioranza,
Forza Italia deciderà tra la conferma di Angelo Maria Petroni
o l’ingresso di Piero Melograni, An opterà per Gennaro Malgieri
secondo le indicazioni di Gianfranco Fini («la mia esperienza
è terminata, ha ripetuto ieri il consigliere uscente Marcello
Veneziani), la Lega sarebbe indecisa tra Ettore Adalberto Albertoni,
Antonio Marano e Massimo Ferrario.
Sui due nomi di competenza del ministero dell’Economia (presidente
più ottavo consigliere) e sul direttore generale si gioca la vera
partita. L’Udc da tempo punta alla presidenza (Marco Staderini)
o alla direzione generale (Giancarlo Leone). Ma sono solo due
nomi tra i tanti possibili in altrettanti varianti per una difficile
accoppiata. Per la presidenza si parla anche del direttore de
la Stampa , Marcello Sorgi, ex direttore del Tg1 e del Giornale
Radio Rai. Altro nome ricorrente quello di Piero Gnudi, che ha
guidato fino a poche settimane fa la disciolta Rai Holding, erede
del pacchetto Rai dell’Iri. Silvio Berlusconi ha parlato di Giuliano
Urbani, ex ministro per i Beni culturali: ma secondo l’Unione
esiste un problema di incompatibilità per la legge sul conflitto
di interessi. In quanto alla direzione generale la lista include
due uomini d’azienda: sia Leone che Giovanni Minoli. Il direttore
generale uscente Flavio Cattaneo secondo alcuni sarebbe interessato
a un incarico nel settore privato. Ed altre voci lo danno più
forte dopo un colloquio nel fine settimana con Berlusconi il quale
però vedrebbe di buon occhio anche un ritorno di Agostino Saccà
o la nomina di Alessio Gorla. Ma il mosaico è tutto ancora da
comporre.
* Scrivetemi, se volete, indirizzando a: cesare@lamescolanza.com
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