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& VELENI di Cesare Lanza - I GIORNALI IN 5 MINUTI - Domenica 8 MAGGIO
2005 |
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LA
TRATTATIVA - MA IL LEADER DELL´UNIONE, IN CONTATTO CON LETTA, ATTENDE
PRIMA LE PROPOSTE DEL GOVERNO
RAI - PRODI PUNTA SU GNUDI SCONTRO SUL DIRETTORE GENERALE LE IPOTESI
DI SORGI E PETRUCCIOLI NON GRADITE DAL PROFESSORE RUTELLI. INTESA
SU DUE FIGURE DI GARANZIA LANDOLFI: SI CONCORDA SOLO IL PRESIDENTE
di Aldo Fontanarosa, LA REPUBBLICA |
ROMA - Suggerimenti, semplici consigli. Romano Prodi considera così
i nomi che i partiti dell´Unione gli stanno sussurrando da Roma
a proposito della presidenza e della direzione generale della Rai.
Prodi li ascolta, con il dovuto rispetto. Ma non si sbilancia, timoroso
di farsi trascinare in quel valzer infinito di telefonate, contatti
e spiate che da settimane anima la politica capitolina. Un valzer
che finora non ha portato a niente. Prodi ne fa anche una questione
di metodo. A suo giudizio, il potere formale di indicazione dei
due nomi non è nelle mani dei partiti - di destra, di sinistra o
di centro - quanto di Palazzo Chigi. E´ il governo che deve fare
una mossa, proponendo due nomi. Soltanto allora Prodi scoprirà le
sue carte, avviando un negoziato sul nuovo vertice della Rai. Il
vertice chiamato a gestire, tra dieci mesi, le elezioni politiche.
Ma quali sono i nomi arrivati da Roma? Due, in particolare: quello
di Marcello Sorgi, direttore della Stampa; a seguire quello di Claudio
Petruccioli, esponente dei Ds. Entrambi proposti per la presidenza
della Rai. Prodi ascolta e non commenta. Alcuni tra i parlamentari
a lui più vicini, però, sono convinti che nessuna delle due soluzioni
incontri il suo gradimento. Dipendesse da Prodi, insomma, entrambi
sarebbero fuori gioco.
Chi decide, allora, nell´Unione? Giovedì, parlando da Budapest,
il presidente della Camera Casini ha citato esplicitamente Prodi
come titolare del potere negoziale nell´Unione. Prodi, più di Fassino
e Rutelli. La mossa rilancia la sensazione che il presidente della
Camera e lo stesso Prodi inseguano sempre un unico obiettivo: portare
alla guida della Rai, come presidente, il comune amico Piero Gnudi,
oggi numero uno dell´Enel. Ieri, anche Berlusconi ha citato esplicitamente
Prodi come interlocutore suo e di Gianni Letta nella trattativa.
Una trattativa che - a giudizio del premier - non ha portato ancora
ad alcuna intesa, anzi: «Entrerà nel vivo», assicura Berlusconi,
«solo lunedì».
L´assist di Berlusconi a Prodi non deve sorprendere. Palazzo Chigi
ha appena incassato un discreto favore del capo dell´Unione: l´elezione
a presidente dell´Autorità per le Comunicazioni di Corrado Calabrò.
A Roma, la Margherita era dell´idea di rinviare il via libera parlamentare
a Calabrò, fino a quando Polo e Unione non si fossero accordati
anche sul nuovo vertice della televisione di Stato. Le due trattative,
insomma, andavano intrecciate e chiuse insieme. Prodi, invece, dopo
un colloquio con Letta, ha fatto l´esatto contrario, ordinando il
voto favorevole a Calabrò, arrivato puntuale mercoledì.
Questa "vittoria" della linea Prodi - su quella della Margherita
- è stata bilanciata subito dopo da una affermazione della Margherita
su Prodi. Lui, l´ex presidente della Commissione europea, avrebbe
preferito Franco Iseppi come nuovo consigliere di amministrazione
della Rai. La Margherita, invece, è riuscita ad imporre Rizzo Nervo,
che Prodi considerava solo secondo nella scala delle sue preferenze.
Su un punto, in ogni caso, Prodi è in totale ed incondizionata sintonia
con tutti gli altri partiti dell´Unione: al comando della Rai, servono
due figure di garanzia, il presidente ma anche il direttore generale,
che è poi la figura di maggior potere. La linea è questa, e Francesco
Rutelli lo ha ribadito fino alla noia, ancora ieri.
Il nuovo ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi (An) è invece
in totale disaccordo. A suo parere, la legge Gasparri - che fissa
i criteri di nomina del vertice di Viale Mazzini - parla chiaro.
Maggioranza e opposizione sono tenute a sottoscrivere un´intesa
su un solo nome: quello del presidente. Nessun accordo, viceversa,
è previsto per la figura del direttore generale. Landolfi, insomma,
considera una forzatura la posizione dell´Unione, che vuole mettere
bocca su entrambi i nomi. «In questa logica, dovremmo accordarci
anche sulla nomina dell´ultimo dirigente Rai», ironizza Landolfi.
Ma l´Unione tutta, da questa Linea Maginot, non intende spostarsi:
direttore generale e presidente si decidono insieme.
LA
REPUBBLICA, 08/05/2005 |
RAI
- LA PARTITA DEI NOMI DIRETTORE GENERALE NUOVO SCONTRO TRA L'ULIVO
E LA CDL
di M. Sen., CORRIERE DELLA SERA |
ROMA - Un contatto formale tra maggioranza e opposizione ormai c’è,
ma l’accordo sulle nomine al vertice della Rai appare ancora lontano.
Il nodo, ora, è quello del direttore generale: una figura che il
centrosinistra pretende «di garanzia» come il futuro presidente,
mentre la maggioranza pare propensa a sfilar via quella carica dal
negoziato. A confermare l’avvio del confronto tra i poli sollecitato
dal presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, è stato ieri
lo stesso Silvio Berlusconi. «Credo siano già iniziati i contatti
tra Prodi e Letta» ha detto il presidente del Consiglio, aggiungendo
che dei vertici Rai «si parlerà da lunedì» e che «per ora non ci
sono candidati».
Non formali, almeno. L’ipotesi del Ds Claudio Petruccioli alla presidenza
va avanti, benché l’Udc insista ancora per Marco Staderini. È sul
nome del direttore generale, però, che la trattativa appena partita
si è già arenata.
Francesco Rutelli, segretario della Margherita, ha fatto sapere
che «Prodi ha il mandato di tutta l’Unione a confrontarsi col governo
perché ci sia una proposta complessiva sul presidente e il direttore
generale, che devono essere entrambi di garanzia». «Dobbiamo concordare
- ha aggiunto - anche sui responsabili della gestione».
«E allora perché non anche i capistruttura di garanzia?» ha subito
replicato il ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi. «Nessuno
deve barare. O ci si intende sul termine garanzia oppure si dice
una cosa e si pensa ad altro. L’organo di indirizzo politico ed
editoriale della Rai, è giusto che sia governato da una figura di
garanzia. Ma se andiamo alla gestione che significa?» ha aggiunto
Landolfi.
Marco Follini, segretario Udc, auspica una «gestione aziendale non
troppo condizionata da nessuno di noi», e immagina «un manager,
una figura il più possibile indipendente e autorevole». I Verdi,
con Alfonso Pecoraro Scanio, avvisano: «sul direttore generale non
vogliamo nessun inciucio».
Posizioni lontane, dunque, e il negoziato ha tempi stretti. Martedì
la Commissione parlamentare di Vigilanza è convocata per eleggere
i sette nuovi membri del Cda (quattro alla maggioranza, tre all’opposizione),
cui si aggiungeranno i due designati dal Tesoro, tra i quali sarà
scelto il presidente.
CORRIERE
DELLA SERA, 08/05/2005
* Scrivetemi, se volete, indirizzando a: cesare@lamescolanza.com
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