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VELINE & VELENI di Cesare Lanza - I GIORNALI IN 5 MINUTI - Lunedì 9 MAGGIO 2005
VERBA VOLANT? RIPENSAMENTI

Vladimir Putin: "La fine dell'Urss è stata la maggior catastrofe del secolo." George W. Bush: "Yalta, grande errore storico."
VERBA VOLANT? MA L'AUTO NO

Mario Moretti Polegato, presidente della Geox esulta: "Ha vinto l'italianità!" (a proposito dell'affaire Antonveneta). Poi esce dall'assemblea e lo fotografano mentre sale a bordo della sua Lincoln Navigator nuova di fabbrica...
VERBA VOLANT? 37 ANNI DOPO...

Gene Gnocchi chiede a Mario Capanna: "Ma, nel '68, si cuccava molto?"
VERBA VOLANT? HOMO SINE PECUNIA, IMAGO MORTIS

Il cardinale Dionigi Tettamanzi: "Il pericolo della povertà si affaccia per molte famiglie. Anche quando lavorano entrambi i coniugi, i redditi medi non sono più sufficienti."
VERBA VOLANT? NON É MAI TROPPO TARDI
Mino Monicelli è tornato single a 90 anni: "Mi sento finalmente libero, mi cucino da solo, vado a fare la spesa, oppure mangio in trattoria. E sto bene."
VERBA VOLANT? CERCHIOBOTTISMI

Stefano Caldoro, ministro per l'attuazione del programma di governo, in un'intervista a Giancarlo Perna: "Maroni ha fatto più di Castelli, ma Castelli è stato ostacolato da da alleati e avversari." "Ottimo Sirchia, ma Storace è un uomo di azione..." "Il berlusconismo finito? Proporre una nuova guida è legittimo. Ma senza ipocrisie. Chi vuole la leadership si faccia avanti..."
VERBA VOLANT? PASOLINEIDE

Giuseppe Zigaina, collaboratore di Pasolini: "Pier Paolo organizzò la sua morte. Lo ha anche scritto."
VERBA VOLANT? AFFINITÁ. SANDRO VERONESI

"Leggendo "Fiona" di Mauro Covacich ho capito che Unabomber e il Grande Fratello sono la stessa cosa. Ambedue sono non-cose che esistono soltanto perchè c'è la televisione."
VERBA VOLANT? BIBLIOMOFILIA

Alessandro Piperno: "Antonio D'Orrico si è innamorato del mio romanzo in una forma che sconfina nell'omosessualità."
VERBA VOLANT? CIN CIN E RANCORI...

Titolo di Liberazione: "Bologna si giudica dopo un anno di giunta Cofferati: niente da festeggiare." Pierluigi Bersani: "Bertinotti ha buona memoria e ricorda che Cofferati fu indicato da Nanni Moretti come un possibile leader della sinistra... Ma è sbagliato, in politica, portare rancore."
VERBA VOLANT? MISSIONE IMPOSSIBILE

Francesca Sanipoli: "Galliani prima aveva detto che dell'arbitro non voleva parlare, poi, tirato per i capelli, ha rilasciato questa dichiarazione..."
VERBA VOLANT? SEI GRANDE, PASQUALÍ!

Giuliano Amato: "Ci vogliono dieci Pasquale Pistorio, per far ripartire il Paese..."
VERBA VOLANT? GIURIN GIURETTO

Luciano Violante: Scegliamo insieme i vertici della Rai, se vinciamo non li cambieremo."
RUTELLI BLOCCA IL "VALZER" DELLA RAI
di Arturo Castrovillari, IL TEMPO

«Tutto fermo», giurano gli esponenti della Casa delle Libertà. Anche la riunione della commissione di vigilanza sulla Rai di domani rischia di andare di nuovo a vuoto. Rischia perché le doti diplomatiche dei mediatori hanno risorse nascoste e dunque la situazione si potrebbe sbloccare. Potrebbe. Quella che si apre quindi è una settimana decisiva su vari fronti. E tutte sulle nomine. C’è la partita Rai, d’accordo. E ci sono anche quelle di Poste, Eni, Enel. Per non parlare poi delle controllate. Insomma, è in arrivo un discreto giro di poltrone, di quelle che contano nelle aziende pubbliche. Fuori da questa partita, poi, c’è quella per la scelta di due giudici costituzionali. Anche se per questi si tratta comunque di un dossier collegato agli altri. Per tutti, infatti, si sta esaminando la possibilità di procedere con un metodo bipartisan, condiviso dalle parti. Un metodo che di fatto impone l’intesa tra i due poli. Un metodo che è stato applicato in due recenti nomine. Nel caso del presidente dell’Authority delle Telecomunicazioni, per esempio, è stato scelto Corrado Calabrò, un magistrato gradito alla sinistra e non sgradito a Berlusconi. Per il Garante della Privacy si è andati oltre, scegliendo un prodiano di stretta osservanza come Francesco Pizzetti. Una novità assoluta (almeno da quando in Italia vige il bipolarismo) quella di procedere alla nomina condivisa o addirittura alla nomina ceduta all’opposizione. La partita più complicata comunque resta quella della Rai. Gianni Letta, per conto di Berlusconi, e Romano Prodi aveva già raggiunto un’intesa di massima per la più grande azienda culturale del Paese: un presidente gradito al centrosinistra e un direttore generale gradito al centrodestra. E su questo schema l’ipotesi che sembrava più accreditata era il duo Claudio Petruccioli (Ds)-Alfredo Meocci (Udc). Ma a fermare l’intera trattativa è soprattutto il leader della Margherita Francesco Rutelli che continua ad insistere: anche il direttore generale deve essere «di garanzia». In altre parole anche la gestione dell’azienda pure dovrebbe essere affidata al centrosinistra. Se la Cdl dovesse dire di no, gli scherpa del centrosinistra hanno fatto sapere che sono pronti a bloccare tutto. E possono farlo visto che quest’anno entra in vigore il meccanismo di nomina previsto dalla legge Gasparri e, quindi, per eleggere il presidente sarà necessario raggiungere i due terzi dei voti della commissione di vigilanza. Senza intesa, in altre parole, si ferma davvero tutto. E per ora si sono fermate le trattative perché al diktat di Rutelli è difficile dare una risposta. Ecco perché nella maggioranza non si nutrono particolari ottimismi di giungere entro domani a un’intesa. Anzi, la tattica del centrodestra è quella di lasciare la palla nel campo del centrosinistra e vedere che succede. Prevarranno coloro che preferiscono comuque un accordo o coloro che invece pensano sia meglio non toccare nulla? Questi secondi, inoltre, fanno notare che comunque sarebbe preferibile per l’Unione aspettare le elezioni politiche. Il cda infatti resta in carica tre anni: in caso di vittoria del centrosinistra, il futuro ed eventuale governo Prodi si troverebbe una Rai governata ancora dalla destra per altri due anni
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IL TEMPO, 09/05/2005
E SI TRATTA PURE PER ENI, ENEL E POSTE
di Laura Della Pasqua, IL TEMPO

Passa attraverso la triangolazione Forza Italia-Udc-Unione la delicata partita delle nomine negli enti. Questa volta a dispetto della più classica metodologia del spoil system, la Cdl non intende fare pigliatutto per le poltrone degli enti. Non è un atto di generosità ma il tentativo, per una fine di legislatura che si preannuncia caldissima su altri fronti in primis quello dell’economia, per spegnere altri focolai di polemiche con l’Unione. All’interno di Forza Italia si fa intendere che sarebbe una strategia, non si sa quanto a buon fine, volta ad allentare la tensione con l’opposizione in vista della partita difficile della Finanziaria. Insomma poltrone bipartisan in cambio di un atteggiamento meno aspro verso la prossima manovra economica. Dietro le quinte delle nomine ci sono Bruno Ermolli, consigliere di Berlusconi nel gioco delle pedine e Lorenzo Cesa, uomo forte dell’Udc. I riflettori sono puntati su Eni e Enel. Il domino però ha inizio dalla Rai. Se sul grande scacchiere di viale Mazzini dovesse essere paracadutato il presidente dell’Enel Piero Gnudi si aprirebbe il problema di chi mettere al suo posto. Gnudi è perfettamente bipartisan giacchè gode dell’appoggio del presidente della Camera Casini ma anche di Prodi. Il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco però non vorrebbe metter mano all’Enel mantenendo in sella l’attuale ad Paolo Scaroni. Berlusconi invece preferirebbe spostarlo all’Eni al posto di Vittorio Mincato che uscirebbe di scena. Con Scaroni all’Eni, verrebbe riconfermato il presidente Roberto Poli. Si tratta comunque di manager graditi a entrambi gli schieramenti e un «arrocco» tra Eni e Enel potrebbe essere deciso di comune accordo tra i Poli. Lo spostamento di Scaroni mette in gioco per la sua poltrona Vincenzo Cannatelli e Fulvio Conti. Ma per l’Eni c’è anche un altro scenario. L’amministratore delegato Mincato potrebbe diventare presidente con maggiori deleghe e essere affiancato da Alessandro Profumo. Ma l’ad di Unicredit ha già fatto sapere di non essere interessato a lasciare l’istituto che è una vera gallina dalle uova d’oro. Non meno movimentato lo scacchiere delle Poste. Il consiglio d’amministrazione è scaduto da marzo ma tutto era stato congelato. Il finiano Massimo Sarmi, potrebbe essere confermato amministratore delegato. L’arrivo di Landolfi al ministero delle Comunicazioni ha reso la sua poltrona meno traballante dopo la serie di incomprensioni con l’ex ministro Gasparri. Quasi scontata l’uscita del presidente Enzo Cardi, al vertice delle Poste dal 1994. Al suo posto potrebbe arrivare Marco Staderini che è vicino a Casini. C’è poi il problema del direttore generale. In corsa c’è Marco Zanichelli, ex amministratore delegato dell’Alitalia. Non è esclusa una soluzione interna, ovvero una promozione per Francesco Mengozzi, anche lui un passato in Alitalia come ad, e ora alle Poste come condirettore generale. Quando Mengozzi planò alle Poste con la delega su due settori preziosi quali quelli dell’area finanza e del Bancoposta, si disse subito che presto sarebbe decollato verso una poltrona di maggior peso
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IL TEMPO, 09/05/2005
LA RUSSA: "NON CI TIRIAMO INDIETRO. SIAMO RICONOSCENTI VERSO DI LUI"
di Fabrizio Dell'Orefice, IL TEMPO

«An non si tirerà indietro se e quando verrà riproposto il nome di Carlo Azeglio Ciampi». Ignazio La Russa ha appena finito di godersi la sua Inter che s’è aggiudicata un rotondo tre a zero in quel di Brescia. E si rituffa nella politica. Anche perché quella che si va ad aprire è una settimana di decisioni per il vicepresidente vicario di An e capogruppo alla Camera.
Presidente, An che cosa pensa della possibilità di riconfermare Ciampi alla presidenza della Repubblica?
«Ripeto, se e quando si riproporrà l’occasione non ci tireremo indietro».
E che vuol dire?
«Vuol dire quello che ho detto».
Allora non lo proporrete per la riconferma?
«Vedo che è iniziata una vera e propria gara nei confronti del presidente della Repubblica. Una gara alla quale noi non vogliamo partecipare».
Una gara? Che tipo di gara?
«È in corso una gara di captatio benevolentiae nei confronti di Ciampi. È a questa corsa che non ci interessa partecipare».
Una gara a cui ha dato il via Sandro Bondi, il coordinatore di Forza Italia...
«No, per carità. Sono convinto che le parole di Bondi sono sincere e credo che Forza Italia pensi concretamente alla possibilità di riconferma di Ciampi. No, non mi riferivo all’iniziativa di Sandro».
E a quale allora?
«No, penso a quello che sta accadendo a sinistra. Dove l’Unione già pensa di avere vinto le elezioni politiche del 2006, si sente già al governo».
E cosa c’entra con il Quirinale?
«C’entra perché nel centrosinistra è già iniziata una guerra per la spartizione delle poltrone, per la divisione delle sedie. Nella battaglia ci è finita anche la presidenza della Repubblica. Immagino che non faccia piacere a Ciampi sapere che si stanno dividendo il posto sul quale è ancora seduto. Ed è per questo che sono partiti segnali rassicuranti da sinistra nei confronti del Quirinale».
Quali segnali?
«L’editoriale dell’Unità dell’altro giorno, che proponeva proprio a tutta al sinistra di riconfermare Ciampi, è un chiaro segnale».
E Forza Italia?
«Forza Italia, di contro, ha avanzato una proposta vera, autentica e soprattutto sincera. È stato un modo, credo, per distinguersi dal tentativo dell’Unione di farsi benvolere dal Colle in questo ultimo anno di legislatura».
E An? Che fa?
«Ecco, non vorrei che qualunque nostro gesto venga confuso con quelli falsi di altri».
D’accordo, ma se venisse riproposta l’ipotesi del bis?
«Senta, appena qualche mese fa abbiamo celebrato il nostro decennale. E lo slogan, il leit motiv di tutta la manifestazione è stato l’aver fatto riscoprire l’identità nazionale. In questo senso An ha lavorato molto intensamente ma non possiamo dimenticare che Ciampi ha svolto un ruolo fondamentale. In questo senso abbiamo nei suoi confronti un enorme debito di riconoscenza. E certo non lo dimenticheremo se si ripresentasse l’ipotesi di un bis»
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IL TEMPO, 09/05/2005
LA MOSSA DEL CAVALIERE CONTRO IL TICKET FINI-CASINI
di Claudio Tito, LA REPUBBLICA

ROMA - «Tutti pensano che io abbia già mollato. Si preparano a occupare tutte le caselle. Bene, allora cominciamo ad azzerare le candidature. Di ogni tipo». Come in una partita a scacchi, la corsa del 2006 a Palazzo Chigi e al Quirinale, è composta di tante mosse. E Silvio Berlusconi ne ha già fatte diverse. Tutte per preservare il suo blocco di partenza privilegiato. Così, prima ha lanciato l´idea del Partito unico del centrodestra, poi ha prospettato la possibilità di rinunciare alla leadership per il prossimo anno. E sabato da Catania ha bruciato l´ipotesi di un bis di Carlo Azeglio Ciampi che qualcuno sia nel centrodestra sia nel centrosinistra aveva cominciato a far circolare. Così, ora ha di nuovo messo ogni pezzo al punto iniziale, cancellando di fatto tutte le ipotesi alternative o subordinate (Fini, Casini e lo stesso Ciampi) che in questi giorni erano state ventilate per le due cariche istituzionali di Palazzo Chigi e Quirinale. Due caselle che mai come questa volta sembrano segnate da un unico destino. Visto che - se tutte le scadenze verranno rispettate - l´elezione del prossimo capo dello Stato sarà il primo atto del nuovo Parlamento. La maggioranza che uscirà dalle urne, quindi, determinerà pure la scelta per la presidenza della Repubblica. «Perché io - ha cominciato a precisare negli ultimi giorni il presidente del Consiglio - non rinuncio a niente. Soprattutto se me lo vogliono imporre». Il punto è proprio questo. Il premier vuole rimettersi in carreggiata difendendo la sua leadership per poi giocarsela nella successione a Ciampi. Ma solo se e dopo aver vinto le elezioni del prossimo anno. Ha capito che «non si può rinunciare alla leadership» per puntare al Colle più alto. Allora ha messo in guardia gli alleati sgombrando il campo dalle manovre in atto nella Casa delle libertà. «Stanno facendo i conti senza l´oste - è il ragionamento che fa con i suoi - . Fini e Casini pensano già di mettersi d´accordo».
Appunto. Il sospetto di Palazzo Chigi è che anche per il Colle i «cinquantenni» del centrodestra stiano stringendo un patto. Un accordo complessivo che comprenda proprio le due caselle principali. Certo, che il ministro degli Esteri e il presidente della Camera ne abbiano parlato, è sicuro. Lo hanno fatto anche davanti allo stesso Cavaliere come è accaduto nel vertice convocato all´inizio dell´anno nello studio di Casini alla Camera.
E del resto il leader di An, anche nelle recenti riunioni di partito, non ha nascosto che la sua prospettiva personale nel 2006 non può che cambiare. «Se Berlusconi fa un passo indietro - ha detto di recente ad alcuni colonnelli di Alleanza nazionale - è chiaro che ci sono io. I sondaggi parlano chiaro. Non posso pensare di aspettare la legislatura successiva». Il timore del capo di Via della Scrofa infatti, è che saltare adesso il giro significherebbe compromettere la «carriera». Anche perché in caso di sconfitta, la Cdl sarà comunque destinata a riorganizzarsi su un equilibrio che potrebbe marginalizzare An. Che l´obiettivo di Fini sia ormai individuato, lo fa capire il discorso fatto pochi giorni fa da un autorevole ministro di Alleanza nazionale: «Se Berlusconi non tira, non tira. E allora sarebbe sbagliato non candidarlo per Palazzo Chigi e magari presentarlo per il Quirinale. Il ticket dovrebbe essere completamente nuovo». Il quadro di riferimento degli uomini di Fini, insomma, è esattamente quello del tandem con Casini. Perché un disegno di questo tipo se ha bisogno del via libera del Cavaliere, ha come condizione un´intesa con l´Udc. Un progetto, però, che per il momento il presidente della Camera vuole seguire solo a debita distanza. Per non farsi bruciare e perché sa che le vere «grandi manovre» scatteranno tra luglio e ottobre. Berlusconi lo ha intuito. Risultato: ha reagito mischiando di nuovo tutti i pezzi del puzzle istituzionale e smentendo lo stesso Sandro Bondi che aveva suggerito la conferma di Ciampi. Il coordinatore di Fi aveva dato fiato a quanti tra gli azzurri già pensano che in caso di sconfitta alle prossime politiche sarebbe meglio puntare sulla riconferma di Ciampi, complicando così il quadro delle nomine del centrosinistra e garantendosi un presidente meno di parte. Poi, la retromarcia : «Parlavo solo a titolo personale». Segno che Sua Emittenza non aveva gradito. Anzi, lo ha fatto sapere senza preoccuparsi di irritare il Quirinale. Sul Colle, infatti, quelle dichiarazioni sul futuro di Ciampi, proprio non sono piaciute. Al di là del merito, non è stato apprezzato il modo con cui Berlusconi ha liquidato il nome dell´attuale capo dello Stato. Il metodo, del resto, è stato esattamente quello usato nei confronti dei partner di governo.
Ma gli strali berlusconiani sul coordinatore forzista sono stati tanto pungenti anche per un altro motivo: tra le opzioni del Cavaliere, infatti, non è mai scomparsa quella che prevede una presidenza della Repubblica di transizione per poi eleggere un altro capo dello Stato. Chi, come Berlusconi, vuole comunque partecipare alla «gara» per la premiership, avrebbe così l´opportunità di rispettare il mandato ricevuto dagli elettori
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LA REPUBBLICA, 09/05/2005
VERSO UN CIAMPI-BIS? NO COMMENT DEL PRESIDENTE
di Paolo Passarini, LA STAMPA

ROMA - Carlo Azeglio Ciampi ha assistito con malcelato fastidio, e anche con una qualche sorpresa, all'improvviso dibattito accesosi sull'ipotesi di un suo secondo mandato. La candidatura proposta dall'Unità, premonitrice di una possibile reinvestitura da parte dell'Unione; l'intervista al Corriere di Sandro Bondi, che si dice d'accordo; e poi, in stupefacente controtendenza, la falciatura di Silvio Berlusconi, dichiaratosi al corrente di un'indisponibilità dell'interessato stesso: c'è qualcosa che lega insieme queste sortite sincronizzate? Ciampi se l'è certamente chiesto e almeno una risposta l'ha trovata: l'elemento comune è, se non altro, l'intempestività, che minaccia di trasformare il Presidente, suo malgrado, in oggetto di manovre politiche di altra natura. E questo potrebbe rendere più difficile il suo lavoro. Potrebbe in qualche modo metterlo sotto pressione, tentare di condizionarlo.
Ciampi, ovviamente, né commenta né fa commentare queste voci dai suoi collaboratori, comandati al più stretto riserbo. Il Presidente desidera far filtrare soltanto un messaggio preciso: che è «interamente concentrato» sulle tante e importantissime cose da fare nei tredici mesi di mandato che mancano alla fine. Il resto è maionese mediatica.
Lo scorso dicembre, a Pechino, mentre Ciampi riceveva i giornalisti nella sua residenza, ci fu un divertente siparietto. Era la fine di una giornata faticosa e anche il tè servito dalle cameriere in «quipao» contribuiva a creare un'atmosfera rilassata. Un consigliere, per scherzare, fece una battuta su un secondo mandato di Ciampi, dandolo come per certo. E il Presidente, sostenendo lo scherzo, ribatté: «Come vedete mi sto già dando da fare».
Ciampi è umano, ed è evidente che gli fa piacere ricevere complimenti, essere giudicato da un largo settore della politica e degli italiani un vero presidente di garanzia. Insomma, è contento che la sua venga considerata dai più una presidenza di successo. L'eventuale offerta di un secondo mandato, al momento opportuno, potrebbe compiacerlo. Ma, conoscendo Ciampi, è difficile che ritenga questa un'ipotesi probabile.
Del resto, la storia è piena di illuminanti precedenti. Negli Anni 80 si parlò, a un certo punto, di un possibile secondo mandato per Sandro Pertini, che era ancora più anziano dell'ottantacinquenne Ciampi. Ma il settennato finì e venne eletto Francesco Cossiga. Dopo di lui toccò a Oscar Luigi Scalfaro venir considerato un candidato forte a una reinvestitura, che, secondo alcune voci di allora, sarebbe stata più che gradita. Ma poi venne eletto Ciampi.
Come può essere interpretato questo ripetitivo rituale? Probabilmente corrisponde semplicemente a una specie di annuncio: che sono iniziate le manovre vere per cercare il nuovo presidente e che, di fronte ai primi blocchi, spunta, per rilanciare i giochi, l'ipotesi di un congelamento non traumatico della situazione. Poi i giochi ripartono. Il segretario generale del Quirinale, Gaetano Gifuni, che ha una robusta esperienza alle spalle, queste cose le sa.
In passato Ciampi, per soffocare ogni speculazione sulla possibilità di sue dimissioni anticipate allo scopo di facilitare l'elezione del suo successore da parte di questo Parlamento, aveva ribadito più volte l'intenzione di rimanere fino all'ultimo giorno. Ora il problema è stato risolto: dovrà rimanere addirittura un mese di più per garantire le elezioni politiche il prossimo maggio e incaricare il nuovo governo. E questo il Presidente si prepara a fare
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LA STAMPA, 09/05/2005
MARCELLO SORGI (Lettere al Direttore): CIAMPI RIELETTO? UN GRAN BENE PER L'ITALIA
di Marcello Sorgi, LA STAMPA

Egregio Direttore, vedo che dal mondo politico si levano segnali contraddittori a proposito, perfino, della rielezione del presidente Ciampi. Mi chiedo da dove possa nascere una simile disponibilità, e soprattutto a partire da un centrodestra che si è spesso trovato in conflitto con il Presidente della Repubblica. Non sono in grado di capire se è una trappola, ma se lo è, perché i giornali non la smascherano?
Luciana Urbisci


Gentile lettrice, è vero: si risente parlare di rielezione del Capo dello Stato. Scrivo così, si risente, perché non è la prima volta che nell’approssimarsi della fase finale del mandato del Presidente (siamo ormai vicini al compimento del sesto anno, sui sette previsti) si affacci l’ipotesi di una rielezione. Diciamo subito che un secondo mandato a Ciampi sarebbe un gran bene per l’Italia, e avrebbe conseguenze positive per la politica nel suo complesso, che verrebbe riaccreditata dalla conferma di un Presidente che si è distinto sempre per la sua imparzialità e per la fedeltà alla Costituzione. Ma i segnali, appunto, sono controversi: e a un Bondi che ha dichiarato la disponibilità di Forza Italia, ha fatto eco lo stesso premier segnalando la difficoltà di un secondo mandato. Da De Nicola (capo provvisorio dello Stato, che regnò brevemente) in poi, altre volte il tema della rielezione si è posto, ma teoricamente; Sandro Pertini arrivò anche a prefigurare l’accorciamento del mandato, da sette a sei anni, per rendere l’ipotesi più plausibile. Quello del presidente italiano infatti è tra i mandati più lunghi, se paragonato, ad esempio, alla durata del presidente Usa (quattro anni) o di quello francese (portato di recente a cinque, dai sette originari), i quali (Reagan, Bush, Clinton, Mitterrand, Chirac, per fare degli esempi) sono stati spesso rieletti. Ma trova la sua legittimazione nella necessità di spostare le scadenze rispetto a quelle delle Camere (cinque anni), che insieme (e con la partecipazione dei rappresentanti delle Regioni) formano il corpo elettorale del Capo dello Stato. Anche se poi i numerosi scioglimenti anticipati del Parlamento hanno fatto sì che elezioni politiche e del Presidente della Repubblica vengano a coincidere: come accadrà, appunto, nel prossimo 2006.
Marcello Sorgi


LA STAMPA, 09/05/2005
INTERVISTA A BERSANI: BERTINOTTI RANCOROSO
di Fa. Ro., CORRIERE DELLA SERA

ROMA - «Mi sembra che, nei confronti di Sergio Cofferati, stiano piovendo giudizi... come dire? Un poco troppo affrettati e sbrigativi»: l’europarlamentare e responsabile del «programma» dei Ds, Pierluigi Bersani, difende il sindaco di Bologna.
Perché lei lo difende, è così, no?
«Io dico che il rapporto tra Sergio Cofferati e la città di Bologna non è descrivibile esattamente come qualche formazione politica vorrebbe farci credere in queste ultime settimane...».
Si riferisce a Rifondazione comunista?
«Beh, sì, appunto. Io credo che nei suoi confronti, Rifondazione alimenti ancora del rancore. E mi spiace, perché Sergio non lo merita».
Rancore per i tempi in cui Cofferati sembrò interessarsi politicamente a quell’area occupata da una certa sinistra che sembrava, all’epoca, un po’ emarginata?
«Esatto. Temo che Bertinotti abbia buona memoria e ricordi i giorni in cui Cofferati fu proposto da Moretti come uno dei nuovi possibili leader della sinistra italiana. Ma è sbagliato, in politica, portare rancore. E poi, ripeto, Cofferati non se lo merita assolutamente».
Se è una questione di meriti, parliamone.
«Cofferati ha ristabilito, all’interno della vita quotidiana bolognese, certi rapporti di civiltà che Guazzaloca aveva consentito che trascendessero».
Cofferati è accusato di qualche rudezza nei rapporti e...
«E sì, certo, lo so bene: gli vengono rimproverati gli sgomberi, viene accusato di aver vietato certe occupazioni... e allora? Dov’è che sbaglia? Io credo che invece Cofferati abbia dato, stia dando alla città una risposta a certe richieste precise».
Quali richieste, onorevole Bersani?
«A Bologna c’è una richiesta di "sicurezza democratica" che Cofferati ha interpretato bene e che, ovviamente, può non piacere».
Dalla galassia dei movimenti giungono critiche feroci...
«Io lo so, lo capisco cosa colpisce di Sergio: è una certa sua risolutezza nell’affrontare i problemi. Questo suo decisionismo è parso inatteso... tuttavia, io credo che la cittadinanza, la maggior parte della cittadinanza finirà con l’apprezzarlo. D’altra parte, basta attraversare il centro storico e uno si accorge subito dei primi risultati...».
Di cosa ci si accorge, onorevole?
«Di quanto, per esempio, il traffico sia molto meglio regolamentato di prima. E non solo: girando in città si coglie una maggior attenzione ai servizi sociali, alla sicurezza e alla convivenza sociale e poi...».
Poi?
«Poi, Cofferati a Bologna ha preso una valanga di voti... voglio dire che è un uomo stimato... e sappiamo bene quanto i bolognesi non siano cittadini capaci di farsi condizionare».
Ma secondo lei, ai bolognesi, Cofferati piace ancora?
«Io penso di sì. Cofferati piace ancora»
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CORRIERE DELLA SERA, 09/05/2005
VELTRONI IN COPERTINA SU "TIME": HA CAMBIATO ROMA
di Alessandro Trocino, CORRIERE DELLA SERA

MILANO - Cinque sindaci europei, cinque «big city bosses», tra i quali, primo a sinistra sulla copertina di Time Europe , spunta il volto sorridente di Walter Veltroni, primo cittadino della Capitale. Sono «i sindaci che hanno fatto la differenza», quei giovani politici che stanno cambiando le grandi metropoli europee e spesso raggiungono gradi di popolarità superiori ai primi ministri. È il caso di Walter Veltroni che, dice Time , ha «un tasso di popolarità tra il 60 e l’80 per cento, mentre Prodi e Berlusconi lottano per arrivare al 50%». Ma anche dei colleghi europei ritratti insieme a lui: Ken Livingston (Londra), Annika Billstrom (Stoccolma), Klaus Wowereit (Berlino) e Bertrand Delanoë (Parigi). Politici che hanno applicato il motto di Fiorello LaGuardia, leggendario sindaco di New York, dal ’34 al ’45: «Non ci sono modi repubblicani, democratici o socialisti di pulire una strada o di costruire una fogna: c’è solo un modo sbagliato o uno giusto». E questi cinque sindaci, dice Time , abbracciano una filosofia simile: pragmatismo e slancio innovativo contro le vecchie ideologie e partigianerie.
Veltroni è omaggiato con particolare entusiasmo dal magazine statunitense, che descrive una sua «typical working day», una giornata lavorativa tipo: la mattina visita all’ospedale dei bambini, nel pomeriggio al centro di accoglienza dei senzatetto e più tardi un saltino in una clinica di riabilitazione. È un Veltroni ubiquo quello descritto da Time , un sindaco a cui piace stare in mezzo alla gente. I romani, dice il settimanale, lo chiamerebbero (anche se in realtà non risulta) «plumber», ovvero idraulico, per la sua capacità di risolvere i problemi e per il suo spirito concreto. E quando l’«idraulico» non c’è, al suo posto intervengono i suoi pony express della solidarietà, che «consegnano cibo e medicine agli anziani» o controllano i bambini. Veltroni, ricorda Time , si ispira al suo eroe da bambino Robert F. Kennedy e nella sua opera di governo ha «migliorato i servizi pubblici, «promosso concerti gratuiti al Colosseo, tra i quali quelli di Paul Mc Cartney e Simon and Garfunkel, ottenendo grandi risultati». Un vero e proprio «action man», come lo definisce il settimanale, presente persino nell’ultimo libro di Ian McEwan, «Saturday», in un cameo che lo disegna nella memoria del protagonista come «un uomo quieto, civile, con una passione per il jazz». Qualche nota critica è affidata ad Antonio Tajani che spiega come Veltroni sia «più show che sostanza» e come «la sua popolarità sia effimera». E poi, aggiunge il deputato di Forza Italia, «ha fatto crescere il debito pubblico della città». Ma l’ultima parola è per Veltroni, che ricorda come la città abbia mantenuto il suo «top municipal credit rating».
Parole d’elogio anche per Ken «il rosso» Livingston, «the traffic cop» di Londra, che ha ridotto del 30 per cento il traffico a Londra. Annika Billstrom è chiamata «la costruttrice», per il suo piano di 20 mila nuovi alloggi per gli stoccolmesi. Klaus Wowereit, «the glamour guy», è il sindaco che ha fatto di Berlino una città set (The Bourne Supremacy e Mission Impossible III) e ha attirato 6 milioni di turisti nel 2004, il 19 per cento in più del 2003. Ultimo capitolo per Bertrand Delanoë, che a Parigi ha ispirato l’annuale «Notte bianca», aumentato gli spazi verdi in città e creato la «spiaggia» sul lungo Senna
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CORRIERE DELLA SERA, 09/05/2005


* Scrivetemi, se volete, indirizzando a: cesare@lamescolanza.com