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VELINE & VELENI di Cesare Lanza - I GIORNALI IN 5 MINUTI - Mercoledì 11 MAGGIO 2005
REPETITA JUVANT - LA GAZZETTA DELLO SPORT, L'AVARIZIA CONTINUA

Anche oggi, sulla Gazzetta dello Sport, come lamentavo da tifoso del Genoa e da lettore (è mio diritto, no?) lo spazio per la serie B era molto limitato. Peccato davvero. Mi consento ancora ventiquattro ore di pazienza, poi vado a verificare che cosa facciano Tuttosport e il Corriere dello Sport (che furono le radici del mio approccio a questo mestiere): per fortuna la concorrenza c'è. Il campionato di serie B di quest'anno è il più bello e intrigante che mai si sia visto: solo pochissime squadre, in teoria solo il Catanzaro già matematicamente retrocesso, non hanno nulla da sperare o da temere: tutte le altre lottano per la serie A o per evitare la serie C. In pratica, tutta la sana, ricca, straordinaria provincia italiana impegnata in questo super torneo calcistico. Ma l'adorata Gazzetta non accontenta chi, come me, privilegia le notizie sul Genoa (ma lo stesso vale per il Torino, l'Empoli, il Modena, il Treviso, il Catania, la Salernitana e via andare...) sul Giro d'Italia, il prezzo di Gilardino e i dissapori veri o presunti tra Galliani e Ancelotti. Un consiglio, poi, di fronte a tanta avarizia, ai colleghi della rosea: ogni volta che decidete di pubblicare una classifica, in fondo potreste ricordare (per favore, per favore!) quante squadre saranno promosse, e come, e quante retrocesse, e come? Grazie, grazie: bastano due righe...
LA STAMPA

Repetita juvant anche in questo caso. Infatti, anche sulla Stampa (il direttore è l'ottimo Marcello Sorgi, un autorevole candidato alla presidenza della Rai), crepa se riesci a trovare una notizia sull'azienda di viale Mazzini, gli intrighi e i retroscena politici per le nomine imminenti. In privato, abbiamo letto (altrove) Sorgi lamenta di essere stato "impallinato" dal collega direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, a sua volta considerato un candidato (non sulle colonne del quotidiano di via Solferino...) alla presidenza Rai e anche alla direzione generale. Mah! Quanto piacerebbe avere resoconti più espliciti. Avessimo lo squadrone di grandi cronisti che ci sono al Corriere e alla Stampa, ci proveremmo umilmente noi qui, in questo sito piccolo piccolo
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BARBA E CAPELLI. PONZELLINI, TRA CORRIERE E FOGLIO

Il Corriere rivela oggi che Massimo Ponzellini, amministratore della "Patrimonio dello Stato spa" è indagato per corruzione, sulla base di alcune telefonate fatte con Marcellino (? non basterebbe dire Marcello: non siamo in famiglia... e il ragazzo è cresciuto) Gavio. Una pratica di appalti per le carceri. E proprio oggi, nella sua mitica rubrica "Alta società" sul Foglio, Carlo Rossella ci rivela che "Ponzellini porta originali e simpatici occhiali di Francois Pinton. Il modello è ONA, vuole dire Onassis. Le lunettes sono infatti identiche a quelle del vecchio e indimenticabile Ari." Mah, chissà se le lunettes sono abbastanza nitide per permettere a Ponzellini di leggere con chiarezza le motivazioni di accusa. E visto che i gusti di moda dell'affascinante Massimo fanno notizia, non vogliamo essere inferiori a Rossella Duemila: sappiamo che Ponzellini, a Milano, si fa curare le chiome dal più prestigioso coiffeur, ex hotel Milan, ora in via Curtatone. Ma chissà se il magistrato gli darà una spuntatina ulteriore a barba e capelli
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LA RAI S'È GIÀ BUTTATA TUTTA A SINISTRA
di Luciano Marescalco, IL TEMPO

Così, a naso, già dall’inizio dell’anno i più scafati dirigenti di viale Mazzini avevano subodorato che qualcosa stava cambiando. E in effetti mentre la stella berlusconiana iniziava a calare, su «mamma Rai» si allungava l’ombra lunga del centrosinistra e del prevedibile spoil system nei posti di comando. Un meccanismo che l’esercito dei fiutatori di vento della Rai conosce bene e dal quale ci si salva, negli anni, solo avviando una serie di manovre di galleggiamento. Così, con le Regionali di primavera alle porte, capistruttura, direttori e funzionari iniziavano le piccole sterzate salva-poltrona: taglia qui, aggiungi lì, metti Fassino, togli Schifani, sfuma La Russa, piazza Castagnetti, stringi su Prodi. La volata filo-ulivista per le Regionali era iniziata a gennaio, un lento e inarrestabile crescendo di ospitate, interviste e cronache politiche nelle quali Fassino, Prodi e Rutelli iniziavano a farla da padroni, spesso intervallati solo da frequenti resoconti critici su Berlusconi, monitorato giorno per giorno, sviscerato e tenuto lì, sul piccolo schermo, talvolta solo per consentire ai leader del Centrosinistra di affondare i colpi. La lenta marcia a braccetto dell’Unione e della Rai che fiutava il vento di centrosinistra ha così fatto registrare, nel primo trimstre del 2005, livelli record di attenzione fotografati dalle rilevazioni mensili dell’Osservatorio di Pavia. E i dati sono lì a testimoniarlo, su tutte e tre le reti del servizio pubblico. In primis, su Rai 3, ma il dato, per quanto clamoroso, è anche forse il più prevedibile: a gennaio, sulla rete dell’ex Telekabul, quasi il 40% degli spazi andava a Ulivo e Rifondazione nei tg di prima serata contro il 13,2 della Cdl e il 24 del governo. Ma a febbraio il ritmo cresceva, il centrosinistra balzava al 42,5% nei tempi di presenza sul Tg3, la Cdl crollava al 10%, il governo restava fermo al 25. E a marzo quel clamoroso squilibrio nella terza rete della tv di Stato veniva confermato, proprio nella fase in cui iniziava il conto alla rovescia per le Regionali: l’Unione restava al 41,7%, a distanza abissale dal tempo messo a disposizione delle forze di maggioranza, con un lieve recupero di spazi solo per il governo. Ma per valutare il fenomeno dei fiutatori di vento è sicuramente più significativo il dato complessivo sulla presenza delle forze politiche su tutti e tre i telegiornali pubblici. Secondo l’Osservatorio di Pavia, infatti, il dato complessivo sulla fascia informativa del «prime time» (compresiva dunque anche dei due tg considerati filogovernativi) vedeva spiccare ancora l’Unione nei due mesi che hanno preceduto il voto per le Regionali, salvo invertire la tendenza a marzo, dove il governo tornava leggermente in vantaggio, ma a scapito degli spazi concessi alle forze della maggioranza, con meno della metà del tempo concesso all’opposizione. Ma il dato forse più interessante del traino che l’informazione della Rai ha fatto alla vittoria dell’Unione nella tornata elettorale di aprile, arriva dalla lettura delle percentuali di tempo dedicato dalle varie trasmissioni giornalistiche (da Porta a Porta, a Punto e a Capo, a Batti e Ribatti, fino a Primo Piano e Ballarò di Rai 3) ai diversi schieramenti politici. Anche qui, a partire dal mese di gennaio, la Rai di Berlusconi svoltava sull’Unione (allora Ulivo più Rifondazione) regalandogli spazi per il 47% del totale, contro il 22,1 del governo e il 22,5 della Cdl. Ma è a fabbraio che si raggiungeva il top, con il centrosinistra al 57%, l’esecutivo al 20,3 e la maggioranza al 21,2. Infine, a marzo, l’alleanza di Prodi toccava quota 44,5% di spazio tv, lasciando il governo a 35 e i Centrodestra al 18. Un abisso, che dimostra come la fine dell’era Biagi-Santoro e l’inizio di quella Vespa-Floris-Masotti-Berti non abbia cambiato granché nell’informazione targata Rai. E i dati dimostrano che rispetto alle trasmissioni di intrattenimento politico, non è solo l’ex Telekabul a far pendere l’ago della bilancia dalla parte dell’Unione. Anzi, il vento cambia anche su Rai 1 e Rai 2, dove il centrosinistra, nel solo mese di marzo, ha occupato rispettivamente il 43,9% e il 42,3% degli spazi, contro il 41% di tempo concesso dalla rete ammiraglia al governo e il 28,2 attribuitogli dalla seconda rete. Un discorso a parte merita, ovviamente, la terza rete, che fa segnare a marzo un 53,3% per l’opposizione, contro il 30,7 e il 15 di governo e maggioranza. E in ogni caso la somma degli spazi concessi dalle trasmissioni giornalistiche a governo e maggioranza resta sempre e comunque ben al di sotto di quel 66% che l’ex presidente ulivista, Roberto Zaccaria, aveva considerato come il tetto legittimo di ripartizione degli spazi televisivi per chi ha le redini del Paese e per le forze politiche di maggioranza (la regola dei tre terzi: un pterzo all’opposizione, uno alla maggioranza, uno al governo). E che dire dell’informazione più frivola, meno impegnativa, diciamo così, da Costume e società a Mizar, da Punto Donna ad Ambiente Italia? Be’, anche qui l’ondata prodista non ha risparmiato nessuno: basti pensare che l’Unione passa dal 41% di spazi occupati a febbraio al 45% di marzo
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IL TEMPO, 11/05/2005
DG - LEONE TORNA IN POLE POSITION MA L'UDC VUOLE PURE IL CONSIGLIERE
di Giulia Cerasoli, IL TEMPO

Beppe Giulietti passeggia per piazza del Parlamento a braccetto con Giulio Borrelli, tornato da New York e, pare, appena riconfermato al suo posto di corrispondente. L’uomo Rai del Botteghino conferma la linea dura dei Ds sul vertice di viale Mazzini. Presidente e direttore generale «di garanzia» o non se ne fa niente e si arriva alle elezioni del 2006. Bisogna che la Cdl «trovi l’intesa prima che sia troppo tardi», avverte Giulietti con una velata minaccia sul futuro di viale Mazzini. Stessa richiesta, secondo Rutelli, viene dal vertice con Prodi che l’altro giorno aveva messo il veto su Claudio Petruccioli presidente, portando avanti il bolognese Piero Gnudi. Ed è l’accoppiata Gnudi-Leone a tornare ora in pole position per sbloccare la trattativa. A meno che non ci sia la sorpresa Enzo Cardi (che lascerebbe la presidenza delle Poste a Marco Staderini). Sulla proposta di un dg «di garanzia» interviene però negativamente il neoministro delle Comunicazioni Landolfi, sottolineando che la richiesta di Prodi «è fuori luogo perchè nasconde un progetto lottizzatorio. Il dg ha compiti gestionali diversi da quelli del presidente». Al Ministero andrebbe bene un manager come Giancarlo Leone o lo stesso Cattaneo. Ieri in Vigilanza hanno votato solo i 18 consiglieri dell’opposizione, mentre la maggioranza ha disertato le urne per l’elezione del nuovo cda di viale Mazzini. E l’assemblea dei soci della RaiSpa non ha potuto ratificare le nomine del nuovo vertice. Ora si attende la seconda convocazione del 18 maggio, ma Petruccioli vuole aprire le urne anche oggi e domani, nel caso si arrivasse ad un accordo prima di mercoledì prossimo. I commissari della Cdl, seduti ai tavolini del Pantheon ieri mattina, commentavano a voce alta la situazione, mentre al settimo piano del palazzo Rai si svolgeva una riunione del Consiglio in carica ma scaduto. «Costretti» a riunirsi ancora, Veneziani, Rumi, Alberoni e Petroni hanno approvato qualche contratto di sport e parlato di palinsesti. La data più probabile per l’elezione del board Rai sembra martedì 17 maggio. Ma per qualcuno invece l’accordo è molto vicino e potrebbe esserci un’accellerazione improvvisa. Gianni Letta avrebbe avuto una fitta serie di colloqui e dopo gli incontri bilaterali previsti per oggi con Udc, An e Lega, sarebbe vicino alla soluzione. Si parla sempre più dell’accoppiata Piero Gnudi presidente e Giancarlo Leone direttore generale, dove l’Udc e Prodi uscirebbero molto soddisfatti. Per Forza Italia e An ci dovrebbero però esserci dei «risarcimenti», come due consiglieri invece di uno per FI (Alessio Gorla e Giorgio Lainati) più quello del Tesoro (Angelo Petroni) e una forte vicedirezione generale per An, con Guido Paglia fornito di delega sul Personale (oltre il consigliere Gennaro Malgieri). La Lega avrebbe convinto Albertoni, mentre il problema si presenterà con l’Udc, che, dopo il ticket di garanzia, non dovrebbe pretendere altro, ma invece vuole a tutti i costi Staderini consigliere, manager non graditissimo alla presidenza del Consiglio per i suoi precedenti nel passato Cda. «Gnudi e Leone non hanno la casacca Udc, sono solo a noi graditi», sottolinea però il senatore centrista Iervolino, puntando i piedi. Oggi si saprà se Letta e Prodi avranno sciolto la riserva e Casini ingoiato il veto su Staderini
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IL TEMPO, 11/05/2005
IL POLO SCONFITTO NELLE URNE FA SALTARE LE NOMINE ALLA RAI
di Michele Lombardi, IL SECOLO XIX

ROMA - Non c'è pace nella Casa delle libertà. Mentre il progetto di partito unico è al palo, il centro destra deve fare i conti con una nuova batosta elettorale che rischia di riaccendere le tensioni, rimaste vive sotto la cenere della crisi di governo. «Si allunga il rosario delle difficoltà. Non vorrei fare l'abbonamento alla sconfitta», ha osservato il leader dell'Udc Marco Follini, a proposito degli scivoloni ad Aosta, in Trentino e in Sardegna, dove l'Unione ha incassato sei province su otto, con Olbia al ballottaggio il 22 maggio. «Nessun abbonamento alla sconfitta. Lo sottoscrivo», ha detto il ministro di An, Gianni Alemanno. Il leghista Roberto Calderoli ci è andato giù duro: «E' stata un'altra batosta, anche questa prevedibile».
Il clima è tornato farsi pesante nella Cdl, che Silvio Berlusconi vuole rilanciare con la cura del partito unico, frenato da Gianfranco Fini che ha detto no a «un'operazione di vertice». «Prima i programmi e i valori poi gli organigrammi», ha ragionato il leader di An. Per ora, la Cdl deve fare i conti con una nuova frana di consensi soprattutto in una regione, la Sardegna, dove il centro destra aveva puntato su candidati di spicco. E invece An ha perso di brutto a Cagliari dove il senatore Mariano Delogu è finito sotto di quasi otto punti al primo turno. Ad Olbia, provincia che ospita le residenze estive di Berlusconi e di molti altri vip, la partita si giocherà al ballottaggio. «Siamo uniti e vinciamo, vinceremo anche a Catania», ha pronosticato ieri Romano Prodi, pensando al voto di domenica in Sicilia.
Il Professore ha evocato il peggiore degli incubi per il Cavaliere: ancora una sconfitta nella città governata dal medico Umberto Scapagnini, che ha previsto «l'immortalità» per l'amico premier. Per il centro destra, Catania diventa così la trincea da difendere a tutti i costi, addirittura la «madre di tutte le battaglie», ma Prodi è convinto che quella trincea si può espugnare. «La sicumera di Prodi ci porterà fortuna», ha commentato il coordinatore di Fi, Sandro Bondi. Chissà, intanto però la maggioranza non trova pace e si divide quasi su tutto. Dal partito unico alla fecondazione, fino alla Rai. Ebbene, i nuovi vertici di viale Mazzini, da rinnovare in base alla legge Gasparri, non sono stati nominati dalla commissione di Vigilanza perché il centro destra non ha votato.
La fumata nera per la Rai è un altro segnale del disagio politico che vivono gli alleati della Cdl. Il centro sinistra ha pronto da settimane il "pacchetto" con i nomi dei suoi tre consiglieri di minoranza (il ds Carlo Rognoni, Nino Rizzo Nervo della Margherita e Sandro Curzi, Prc) mentre la maggioranza nicchia, alle prese con il dilemma che ha bloccato il voto in commissione: se fra i quattro consiglieri della Cdl spunta anche un Udc c'è il rischio di finire sotto, tanto più che l'ottavo consigliere, nonché presidente, dovrà essere di garanzia, quindi concordato.
Per non smentire i rapporti tesi con Follini e i sospetti verso Pier Ferdinando Casini, Berlusconi avrebbe posto il suo veto su un consigliere Udc (circola il nome di Marco Staderini) per evitare brutte sorprese e, in cambio, sarebbe anche disposto a cedere ai centristi il direttore generale, una poltrona che potrebbe essere assegnata a Giancarlo Leone, manager Rai considerato vicino all'Udc. In calo l'ipotesi di Alfredo Mocci, ex mezzobusto Rai e poi commissario dell'Authority per le Tlc, carica incompatibile con quella di consigliere della tv pubblica. Per la presidenza, si fanno nomi che piacciono al centro sinistra, dal casiniano Piero Gnudi, manager Enel che non dispiace a Prodi, e il ds Claudio Petruccioli, per il quale si è speso Francesco Rutelli.
Oggi e domani, la Vigilanza tornerà a votare, forse di nuovo a vuoto, poi si riunirà la prossima settimana, martedì, alla vigilia dell'assemblea Rai in seconda convocazione: il passaggio decisivo, che dovrebbe essere preceduto da una indicazione bipartisan di presidente e direttore generale. «Entrambi devono essere di garanzia, quindi entrambi vanno concordati», ha detto ieri Rutelli. Le nomine alla Rai si intrecciano con il rebus delle due poltrone vuote alla Consulta, sulle quali Casini ha ribadito che bisogna dare un taglio a questa vicenda che si trascina da mesi. Quindi, il Parlamento è convocato per martedì 17, cioè lo stesso giorno della Vigilanza. E non è una coincidenza
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IL SECOLO XIX, 11/05/2005
CDA RAI SCADUTO, SCONTRO SUL "DG"
di Alberto Guarneri, IL MESSAGGERO

ROMA - Nella giornata delle assemblee disertate ”muore” ufficialmente (ma sopravviverà per l’ordinaria amministrazione) il Cda Rai. Ieri infatti era indetta in prima convocazione l’assemblea degli azionisti della tv pubblica, ultimo atto dell’attuale gestione. La riunione è andata deserta ed è stata riconvocata per il 18 maggio. Entro quella data dovrebbe anche esserci il nuovo vertice votato dalla Vigilanza. Ma intanto ieri in commissione gli esponenti del centrodestra non si sono presentati alla votazione di sette dei nove prossimi amministratori. La trattativa politica sui due rimanenti è in alto mare, e Forza Italia non vuole chiudere con gli alleati la partita consiglieri fino a quando non sarà deciso il ticket presidente-direttore generale. Il premier vuole garantirsi comunque la maggioranza in Cda.
Una schiarita sembra invece aversi sul fronte della nomina, sempre bipartizan, di due giudici costituzionali. Il Polo sarebbe orientato a far passare Luciano Violante e incasserebbe in cambio il via libera a Donato Bruno, presidente della commissione Affari istituzionali della Camera. Ma ormai si ragiona a partita doppia e anche nella Cdl c’è chi teme che il Cavaliere (che domani riunisce i suoi in un vertice sulle nomine) sia molto scettico, con Violante alla Consulta, a far passare in Rai un altro diessino, Claudio Petruccioli (o magari Carlo Rognoni che ora sembra venire avanzato dalla Quercia), in tandem con Giancarlo Leone o Alfredo Meocci.
Mentre la Vigilanza sarà convocata a oltranza almeno fino a martedì prossimo, l’Unione ha tenuto una riunione sulla Rai. Romano Prodi ha rubadito: «Presidente e dg sono le due ruote di una stessa bicicletta. Devono marciare alla stessa velocità». Il ministro Mario Landolfi gli ha riposto a distanza seccamente: «È fuori luogo, oltre al presidente, parlare anche di un direttore generale di garanzia. Così si fa lottizzazione». Nell’intreccio delle nomine spunta anche una candidatura di Enzo Cardi per la Rai, mentre Marco Staderini renderebbe a questo punto il suo posto alle Poste. Ma sembrano più tentativi di far quadrare a tutti i costi un puzzle che non soluzioni condivise. Si allontanano le candidature più gradite a Prodi. Piero nudi, che preferisce restare all’Enel, e Giovanni Minoli, che si accontenta dei record di ascolti (l’ultimo lunedì) del suo ”La storia siamo noi”.
«La realtà - sostiene il diessino Beppe Giulietti - è che in questa trattativa c’è un convitato di pietra: il partito Mediaset. Ci sono molti esponenti liberal del centrodestra che a noi andrebbero bene, ma non sono abbastanza proni agli interessi del cavaliere perché la Cdl possa proporli». «Intanto da ora in avanti avremo un Cda completamente illegittimo», conclude Paolo Gentiloni della Margherita
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IL MESSAGGERO, 11/05/2005
MARETTA TRA GLI AZZURRI, PRESSING SU BERLUSCONI
di Ma. Con., IL MESSAGGERO

ROMA - «Non provate a far venire Apicella perchè ci alziamo tutti e andiamo via». Sono volate parole grosse ieri mattina durante la riunione del direttivo dei parlamentari di Forza Italia riunito alla Camera dei deputati per preparare la settimana d’aula e la cena di questa sera con Silvio Berlusconi e i colleghi senatori. C’è voglia di dibattito tra i parlamentari azzurri. Vogliono discutere di risultati elettorali, del futuro del partito, della coalizione, del progetto di partito unico e per la prima volta mettono direttamente in discussione un happening serale che di fatto ha voluto lo stesso Berlusconi.
Si sa che il premier non gradisce i toni lamentosi e che è disposto a considerare solo gli interventi propositivi. Anche per questo non ha fatto mai mistero di gradire le serate conviviali con i senatori piuttosto che le riunioni, ricche di problemi e questioni da risolvere, con il gruppo della Camera. Raccontano però che stavolta il capogruppo Elio Vito abbia faticato non poco a riportare la calma nel ”gruppone” di onorevoli che già da qualche giorno si interrogavano sulla necessità di quell’invito a cena con il presidente organizzato per questa sera all’Etoile. «Ma come si fa a discutere davanti ad un piatto di spaghetti», è stato il commento più ricorrente. Le polemiche di questi giorni nella maggioranza, la proposta di partito unico lanciata dallo stesso Berlusconi subito dopo le elezioni regionali, hanno disorientato non poco i parlamentari azzurri che, nelle lunghe passeggiate fatte nel Transatlantico si sono lungamente interrogati sulla strategia del loro leader e sulle stesse prospettive di Forza Italia, partito che il premier vorrebbe estinguere dentro un contenitore più ampio.
Il tappo del malcontento è saltato ieri in maniera tanto fragorosa che alla fine Elio Vito ha dovuto alzare la cornetta e chiamare lo stesso Berlusconi. Nemmeno le rassicurazioni di Alfredo Biondi sulla convocazione del Consiglio nazionale per metà giugno sono bastate a riportare la tranquillità nel gruppo, che temeva una serata con poco contenuto e con molte canzonette. Ovvie le immediate rassicurazioni che sono subito arrivate a Montecitorio sul contenuto e lo scopo della cena. «Il fatto che il presidente stia lavorando ad un discorso dimostra che non sarà un appuntamento usuale», replicavano ieri a palazzo Chigi. Comunque sia molti dei parlamentari azzurri promettevano ieri pomeriggio interventi di fuoco. «O facciamo il partito unico subito oppure è meglio scartare e lasciare soli gli alleati». «Macchè partito unico - replicava ieri un altro azzurro - dalle ultime prese di posizione di Fini non mi sembra ci sia molta voglia. Oramai An e Udc lavorano sulla nostra dissoluzione, è per questo che dobbiamo modificare la legge elettorale in modo che ognuno corre da solo e si conta per ciò che vale»
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IL MESSAGGERO, 11/05/2005
CATTANEO COMPLICA IL GIRO DELLE NOMINE
di Sara De Banis, MF

MF, 11/05/2005

* Scrivetemi, se volete, indirizzando a: cesare@lamescolanza.com