| VELINE
& VELENI di Cesare Lanza - I GIORNALI IN 5 MINUTI - Mercoledì
11 MAGGIO 2005 |
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| REPETITA
JUVANT - LA GAZZETTA DELLO SPORT, L'AVARIZIA CONTINUA |
Anche oggi, sulla Gazzetta dello Sport, come lamentavo da tifoso
del Genoa e da lettore (è mio diritto, no?) lo spazio per la serie
B era molto limitato. Peccato davvero. Mi consento ancora ventiquattro
ore di pazienza, poi vado a verificare che cosa facciano Tuttosport
e il Corriere dello Sport (che furono le radici del mio approccio
a questo mestiere): per fortuna la concorrenza c'è. Il campionato
di serie B di quest'anno è il più bello e intrigante che mai si
sia visto: solo pochissime squadre, in teoria solo il Catanzaro
già matematicamente retrocesso, non hanno nulla da sperare o da
temere: tutte le altre lottano per la serie A o per evitare la serie
C. In pratica, tutta la sana, ricca, straordinaria provincia italiana
impegnata in questo super torneo calcistico. Ma l'adorata Gazzetta
non accontenta chi, come me, privilegia le notizie sul Genoa (ma
lo stesso vale per il Torino, l'Empoli, il Modena, il Treviso, il
Catania, la Salernitana e via andare...) sul Giro d'Italia, il prezzo
di Gilardino e i dissapori veri o presunti tra Galliani e Ancelotti.
Un consiglio, poi, di fronte a tanta avarizia, ai colleghi della
rosea: ogni volta che decidete di pubblicare una classifica, in
fondo potreste ricordare (per favore, per favore!) quante squadre
saranno promosse, e come, e quante retrocesse, e come? Grazie, grazie:
bastano due righe... |
| LA
STAMPA |
Repetita juvant anche in questo caso. Infatti, anche sulla Stampa
(il direttore è l'ottimo Marcello Sorgi, un autorevole candidato
alla presidenza della Rai), crepa se riesci a trovare una notizia
sull'azienda di viale Mazzini, gli intrighi e i retroscena politici
per le nomine imminenti. In privato, abbiamo letto (altrove) Sorgi
lamenta di essere stato "impallinato" dal collega direttore del
Corriere della Sera Paolo Mieli, a sua volta considerato un candidato
(non sulle colonne del quotidiano di via Solferino...) alla presidenza
Rai e anche alla direzione generale. Mah! Quanto piacerebbe avere
resoconti più espliciti. Avessimo lo squadrone di grandi cronisti
che ci sono al Corriere e alla Stampa, ci proveremmo umilmente noi
qui, in questo sito piccolo piccolo.
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| BARBA
E CAPELLI. PONZELLINI, TRA CORRIERE E FOGLIO |
Il Corriere rivela oggi che Massimo Ponzellini, amministratore della
"Patrimonio dello Stato spa" è indagato per corruzione, sulla base
di alcune telefonate fatte con Marcellino (? non basterebbe dire
Marcello: non siamo in famiglia... e il ragazzo è cresciuto) Gavio.
Una pratica di appalti per le carceri. E proprio oggi, nella sua
mitica rubrica "Alta società" sul Foglio, Carlo Rossella ci rivela
che "Ponzellini porta originali e simpatici occhiali di Francois
Pinton. Il modello è ONA, vuole dire Onassis. Le lunettes sono infatti
identiche a quelle del vecchio e indimenticabile Ari." Mah, chissà
se le lunettes sono abbastanza nitide per permettere a Ponzellini
di leggere con chiarezza le motivazioni di accusa. E visto che i
gusti di moda dell'affascinante Massimo fanno notizia, non vogliamo
essere inferiori a Rossella Duemila: sappiamo che Ponzellini, a
Milano, si fa curare le chiome dal più prestigioso coiffeur, ex
hotel Milan, ora in via Curtatone. Ma chissà se il magistrato gli
darà una spuntatina ulteriore a barba e capelli. |
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LA
RAI S'È GIÀ BUTTATA TUTTA A SINISTRA
di Luciano Marescalco, IL TEMPO |
Così, a naso, già dall’inizio dell’anno i più scafati dirigenti
di viale Mazzini avevano subodorato che qualcosa stava cambiando.
E in effetti mentre la stella berlusconiana iniziava a calare, su
«mamma Rai» si allungava l’ombra lunga del centrosinistra e del
prevedibile spoil system nei posti di comando. Un meccanismo che
l’esercito dei fiutatori di vento della Rai conosce bene e dal quale
ci si salva, negli anni, solo avviando una serie di manovre di galleggiamento.
Così, con le Regionali di primavera alle porte, capistruttura, direttori
e funzionari iniziavano le piccole sterzate salva-poltrona: taglia
qui, aggiungi lì, metti Fassino, togli Schifani, sfuma La Russa,
piazza Castagnetti, stringi su Prodi. La volata filo-ulivista per
le Regionali era iniziata a gennaio, un lento e inarrestabile crescendo
di ospitate, interviste e cronache politiche nelle quali Fassino,
Prodi e Rutelli iniziavano a farla da padroni, spesso intervallati
solo da frequenti resoconti critici su Berlusconi, monitorato giorno
per giorno, sviscerato e tenuto lì, sul piccolo schermo, talvolta
solo per consentire ai leader del Centrosinistra di affondare i
colpi. La lenta marcia a braccetto dell’Unione e della Rai che fiutava
il vento di centrosinistra ha così fatto registrare, nel primo trimstre
del 2005, livelli record di attenzione fotografati dalle rilevazioni
mensili dell’Osservatorio di Pavia. E i dati sono lì a testimoniarlo,
su tutte e tre le reti del servizio pubblico. In primis, su Rai
3, ma il dato, per quanto clamoroso, è anche forse il più prevedibile:
a gennaio, sulla rete dell’ex Telekabul, quasi il 40% degli spazi
andava a Ulivo e Rifondazione nei tg di prima serata contro il 13,2
della Cdl e il 24 del governo. Ma a febbraio il ritmo cresceva,
il centrosinistra balzava al 42,5% nei tempi di presenza sul Tg3,
la Cdl crollava al 10%, il governo restava fermo al 25. E a marzo
quel clamoroso squilibrio nella terza rete della tv di Stato veniva
confermato, proprio nella fase in cui iniziava il conto alla rovescia
per le Regionali: l’Unione restava al 41,7%, a distanza abissale
dal tempo messo a disposizione delle forze di maggioranza, con un
lieve recupero di spazi solo per il governo. Ma per valutare il
fenomeno dei fiutatori di vento è sicuramente più significativo
il dato complessivo sulla presenza delle forze politiche su tutti
e tre i telegiornali pubblici. Secondo l’Osservatorio di Pavia,
infatti, il dato complessivo sulla fascia informativa del «prime
time» (compresiva dunque anche dei due tg considerati filogovernativi)
vedeva spiccare ancora l’Unione nei due mesi che hanno preceduto
il voto per le Regionali, salvo invertire la tendenza a marzo, dove
il governo tornava leggermente in vantaggio, ma a scapito degli
spazi concessi alle forze della maggioranza, con meno della metà
del tempo concesso all’opposizione. Ma il dato forse più interessante
del traino che l’informazione della Rai ha fatto alla vittoria dell’Unione
nella tornata elettorale di aprile, arriva dalla lettura delle percentuali
di tempo dedicato dalle varie trasmissioni giornalistiche (da Porta
a Porta, a Punto e a Capo, a Batti e Ribatti, fino a Primo Piano
e Ballarò di Rai 3) ai diversi schieramenti politici. Anche qui,
a partire dal mese di gennaio, la Rai di Berlusconi svoltava sull’Unione
(allora Ulivo più Rifondazione) regalandogli spazi per il 47% del
totale, contro il 22,1 del governo e il 22,5 della Cdl. Ma è a fabbraio
che si raggiungeva il top, con il centrosinistra al 57%, l’esecutivo
al 20,3 e la maggioranza al 21,2. Infine, a marzo, l’alleanza di
Prodi toccava quota 44,5% di spazio tv, lasciando il governo a 35
e i Centrodestra al 18. Un abisso, che dimostra come la fine dell’era
Biagi-Santoro e l’inizio di quella Vespa-Floris-Masotti-Berti non
abbia cambiato granché nell’informazione targata Rai. E i dati dimostrano
che rispetto alle trasmissioni di intrattenimento politico, non
è solo l’ex Telekabul a far pendere l’ago della bilancia dalla parte
dell’Unione. Anzi, il vento cambia anche su Rai 1 e Rai 2, dove
il centrosinistra, nel solo mese di marzo, ha occupato rispettivamente
il 43,9% e il 42,3% degli spazi, contro il 41% di tempo concesso
dalla rete ammiraglia al governo e il 28,2 attribuitogli dalla seconda
rete. Un discorso a parte merita, ovviamente, la terza rete, che
fa segnare a marzo un 53,3% per l’opposizione, contro il 30,7 e
il 15 di governo e maggioranza. E in ogni caso la somma degli spazi
concessi dalle trasmissioni giornalistiche a governo e maggioranza
resta sempre e comunque ben al di sotto di quel 66% che l’ex presidente
ulivista, Roberto Zaccaria, aveva considerato come il tetto legittimo
di ripartizione degli spazi televisivi per chi ha le redini del
Paese e per le forze politiche di maggioranza (la regola dei tre
terzi: un pterzo all’opposizione, uno alla maggioranza, uno al governo).
E che dire dell’informazione più frivola, meno impegnativa, diciamo
così, da Costume e società a Mizar, da Punto Donna ad Ambiente Italia?
Be’, anche qui l’ondata prodista non ha risparmiato nessuno: basti
pensare che l’Unione passa dal 41% di spazi occupati a febbraio
al 45% di marzo.
IL
TEMPO, 11/05/2005 |
DG
- LEONE TORNA IN POLE POSITION MA L'UDC VUOLE PURE IL CONSIGLIERE
di Giulia Cerasoli, IL TEMPO |
Beppe Giulietti passeggia per piazza del Parlamento a braccetto
con Giulio Borrelli, tornato da New York e, pare, appena riconfermato
al suo posto di corrispondente. L’uomo Rai del Botteghino conferma
la linea dura dei Ds sul vertice di viale Mazzini. Presidente e
direttore generale «di garanzia» o non se ne fa niente e si arriva
alle elezioni del 2006. Bisogna che la Cdl «trovi l’intesa prima
che sia troppo tardi», avverte Giulietti con una velata minaccia
sul futuro di viale Mazzini. Stessa richiesta, secondo Rutelli,
viene dal vertice con Prodi che l’altro giorno aveva messo il veto
su Claudio Petruccioli presidente, portando avanti il bolognese
Piero Gnudi. Ed è l’accoppiata Gnudi-Leone a tornare ora in pole
position per sbloccare la trattativa. A meno che non ci sia la sorpresa
Enzo Cardi (che lascerebbe la presidenza delle Poste a Marco Staderini).
Sulla proposta di un dg «di garanzia» interviene però negativamente
il neoministro delle Comunicazioni Landolfi, sottolineando che la
richiesta di Prodi «è fuori luogo perchè nasconde un progetto lottizzatorio.
Il dg ha compiti gestionali diversi da quelli del presidente». Al
Ministero andrebbe bene un manager come Giancarlo Leone o lo stesso
Cattaneo. Ieri in Vigilanza hanno votato solo i 18 consiglieri dell’opposizione,
mentre la maggioranza ha disertato le urne per l’elezione del nuovo
cda di viale Mazzini. E l’assemblea dei soci della RaiSpa non ha
potuto ratificare le nomine del nuovo vertice. Ora si attende la
seconda convocazione del 18 maggio, ma Petruccioli vuole aprire
le urne anche oggi e domani, nel caso si arrivasse ad un accordo
prima di mercoledì prossimo. I commissari della Cdl, seduti ai tavolini
del Pantheon ieri mattina, commentavano a voce alta la situazione,
mentre al settimo piano del palazzo Rai si svolgeva una riunione
del Consiglio in carica ma scaduto. «Costretti» a riunirsi ancora,
Veneziani, Rumi, Alberoni e Petroni hanno approvato qualche contratto
di sport e parlato di palinsesti. La data più probabile per l’elezione
del board Rai sembra martedì 17 maggio. Ma per qualcuno invece l’accordo
è molto vicino e potrebbe esserci un’accellerazione improvvisa.
Gianni Letta avrebbe avuto una fitta serie di colloqui e dopo gli
incontri bilaterali previsti per oggi con Udc, An e Lega, sarebbe
vicino alla soluzione. Si parla sempre più dell’accoppiata Piero
Gnudi presidente e Giancarlo Leone direttore generale, dove l’Udc
e Prodi uscirebbero molto soddisfatti. Per Forza Italia e An ci
dovrebbero però esserci dei «risarcimenti», come due consiglieri
invece di uno per FI (Alessio Gorla e Giorgio Lainati) più quello
del Tesoro (Angelo Petroni) e una forte vicedirezione generale per
An, con Guido Paglia fornito di delega sul Personale (oltre il consigliere
Gennaro Malgieri). La Lega avrebbe convinto Albertoni, mentre il
problema si presenterà con l’Udc, che, dopo il ticket di garanzia,
non dovrebbe pretendere altro, ma invece vuole a tutti i costi Staderini
consigliere, manager non graditissimo alla presidenza del Consiglio
per i suoi precedenti nel passato Cda. «Gnudi e Leone non hanno
la casacca Udc, sono solo a noi graditi», sottolinea però il senatore
centrista Iervolino, puntando i piedi. Oggi si saprà se Letta e
Prodi avranno sciolto la riserva e Casini ingoiato il veto su Staderini.
IL
TEMPO, 11/05/2005 |
IL
POLO SCONFITTO NELLE URNE FA SALTARE LE NOMINE ALLA RAI
di Michele Lombardi, IL SECOLO XIX |
ROMA - Non c'è pace nella Casa delle libertà. Mentre il progetto
di partito unico è al palo, il centro destra deve fare i conti con
una nuova batosta elettorale che rischia di riaccendere le tensioni,
rimaste vive sotto la cenere della crisi di governo. «Si allunga
il rosario delle difficoltà. Non vorrei fare l'abbonamento alla
sconfitta», ha osservato il leader dell'Udc Marco Follini, a proposito
degli scivoloni ad Aosta, in Trentino e in Sardegna, dove l'Unione
ha incassato sei province su otto, con Olbia al ballottaggio il
22 maggio. «Nessun abbonamento alla sconfitta. Lo sottoscrivo»,
ha detto il ministro di An, Gianni Alemanno. Il leghista Roberto
Calderoli ci è andato giù duro: «E' stata un'altra batosta, anche
questa prevedibile».
Il clima è tornato farsi pesante nella Cdl, che Silvio Berlusconi
vuole rilanciare con la cura del partito unico, frenato da Gianfranco
Fini che ha detto no a «un'operazione di vertice». «Prima i programmi
e i valori poi gli organigrammi», ha ragionato il leader di An.
Per ora, la Cdl deve fare i conti con una nuova frana di consensi
soprattutto in una regione, la Sardegna, dove il centro destra aveva
puntato su candidati di spicco. E invece An ha perso di brutto a
Cagliari dove il senatore Mariano Delogu è finito sotto di quasi
otto punti al primo turno. Ad Olbia, provincia che ospita le residenze
estive di Berlusconi e di molti altri vip, la partita si giocherà
al ballottaggio. «Siamo uniti e vinciamo, vinceremo anche a Catania»,
ha pronosticato ieri Romano Prodi, pensando al voto di domenica
in Sicilia.
Il Professore ha evocato il peggiore degli incubi per il Cavaliere:
ancora una sconfitta nella città governata dal medico Umberto Scapagnini,
che ha previsto «l'immortalità» per l'amico premier. Per il centro
destra, Catania diventa così la trincea da difendere a tutti i costi,
addirittura la «madre di tutte le battaglie», ma Prodi è convinto
che quella trincea si può espugnare. «La sicumera di Prodi ci porterà
fortuna», ha commentato il coordinatore di Fi, Sandro Bondi. Chissà,
intanto però la maggioranza non trova pace e si divide quasi su
tutto. Dal partito unico alla fecondazione, fino alla Rai. Ebbene,
i nuovi vertici di viale Mazzini, da rinnovare in base alla legge
Gasparri, non sono stati nominati dalla commissione di Vigilanza
perché il centro destra non ha votato.
La fumata nera per la Rai è un altro segnale del disagio politico
che vivono gli alleati della Cdl. Il centro sinistra ha pronto da
settimane il "pacchetto" con i nomi dei suoi tre consiglieri di
minoranza (il ds Carlo Rognoni, Nino Rizzo Nervo della Margherita
e Sandro Curzi, Prc) mentre la maggioranza nicchia, alle prese con
il dilemma che ha bloccato il voto in commissione: se fra i quattro
consiglieri della Cdl spunta anche un Udc c'è il rischio di finire
sotto, tanto più che l'ottavo consigliere, nonché presidente, dovrà
essere di garanzia, quindi concordato.
Per non smentire i rapporti tesi con Follini e i sospetti verso
Pier Ferdinando Casini, Berlusconi avrebbe posto il suo veto su
un consigliere Udc (circola il nome di Marco Staderini) per evitare
brutte sorprese e, in cambio, sarebbe anche disposto a cedere ai
centristi il direttore generale, una poltrona che potrebbe essere
assegnata a Giancarlo Leone, manager Rai considerato vicino all'Udc.
In calo l'ipotesi di Alfredo Mocci, ex mezzobusto Rai e poi commissario
dell'Authority per le Tlc, carica incompatibile con quella di consigliere
della tv pubblica. Per la presidenza, si fanno nomi che piacciono
al centro sinistra, dal casiniano Piero Gnudi, manager Enel che
non dispiace a Prodi, e il ds Claudio Petruccioli, per il quale
si è speso Francesco Rutelli.
Oggi e domani, la Vigilanza tornerà a votare, forse di nuovo a vuoto,
poi si riunirà la prossima settimana, martedì, alla vigilia dell'assemblea
Rai in seconda convocazione: il passaggio decisivo, che dovrebbe
essere preceduto da una indicazione bipartisan di presidente e direttore
generale. «Entrambi devono essere di garanzia, quindi entrambi vanno
concordati», ha detto ieri Rutelli. Le nomine alla Rai si intrecciano
con il rebus delle due poltrone vuote alla Consulta, sulle quali
Casini ha ribadito che bisogna dare un taglio a questa vicenda che
si trascina da mesi. Quindi, il Parlamento è convocato per martedì
17, cioè lo stesso giorno della Vigilanza. E non è una coincidenza.
IL
SECOLO XIX, 11/05/2005 |
CDA
RAI SCADUTO, SCONTRO SUL "DG"
di Alberto Guarneri, IL MESSAGGERO |
ROMA - Nella giornata delle assemblee disertate ”muore” ufficialmente
(ma sopravviverà per l’ordinaria amministrazione) il Cda Rai. Ieri
infatti era indetta in prima convocazione l’assemblea degli azionisti
della tv pubblica, ultimo atto dell’attuale gestione. La riunione
è andata deserta ed è stata riconvocata per il 18 maggio. Entro
quella data dovrebbe anche esserci il nuovo vertice votato dalla
Vigilanza. Ma intanto ieri in commissione gli esponenti del centrodestra
non si sono presentati alla votazione di sette dei nove prossimi
amministratori. La trattativa politica sui due rimanenti è in alto
mare, e Forza Italia non vuole chiudere con gli alleati la partita
consiglieri fino a quando non sarà deciso il ticket presidente-direttore
generale. Il premier vuole garantirsi comunque la maggioranza in
Cda.
Una schiarita sembra invece aversi sul fronte della nomina, sempre
bipartizan, di due giudici costituzionali. Il Polo sarebbe orientato
a far passare Luciano Violante e incasserebbe in cambio il via libera
a Donato Bruno, presidente della commissione Affari istituzionali
della Camera. Ma ormai si ragiona a partita doppia e anche nella
Cdl c’è chi teme che il Cavaliere (che domani riunisce i suoi in
un vertice sulle nomine) sia molto scettico, con Violante alla Consulta,
a far passare in Rai un altro diessino, Claudio Petruccioli (o magari
Carlo Rognoni che ora sembra venire avanzato dalla Quercia), in
tandem con Giancarlo Leone o Alfredo Meocci.
Mentre la Vigilanza sarà convocata a oltranza almeno fino a martedì
prossimo, l’Unione ha tenuto una riunione sulla Rai. Romano Prodi
ha rubadito: «Presidente e dg sono le due ruote di una stessa bicicletta.
Devono marciare alla stessa velocità». Il ministro Mario Landolfi
gli ha riposto a distanza seccamente: «È fuori luogo, oltre al presidente,
parlare anche di un direttore generale di garanzia. Così si fa lottizzazione».
Nell’intreccio delle nomine spunta anche una candidatura di Enzo
Cardi per la Rai, mentre Marco Staderini renderebbe a questo punto
il suo posto alle Poste. Ma sembrano più tentativi di far quadrare
a tutti i costi un puzzle che non soluzioni condivise. Si allontanano
le candidature più gradite a Prodi. Piero nudi, che preferisce restare
all’Enel, e Giovanni Minoli, che si accontenta dei record di ascolti
(l’ultimo lunedì) del suo ”La storia siamo noi”.
«La realtà - sostiene il diessino Beppe Giulietti - è che in questa
trattativa c’è un convitato di pietra: il partito Mediaset. Ci sono
molti esponenti liberal del centrodestra che a noi andrebbero bene,
ma non sono abbastanza proni agli interessi del cavaliere perché
la Cdl possa proporli». «Intanto da ora in avanti avremo un Cda
completamente illegittimo», conclude Paolo Gentiloni della Margherita.
IL
MESSAGGERO, 11/05/2005 |
MARETTA
TRA GLI AZZURRI, PRESSING SU BERLUSCONI
di Ma. Con., IL
MESSAGGERO |
ROMA - «Non provate a far venire Apicella perchè ci alziamo tutti
e andiamo via». Sono volate parole grosse ieri mattina durante la
riunione del direttivo dei parlamentari di Forza Italia riunito
alla Camera dei deputati per preparare la settimana d’aula e la
cena di questa sera con Silvio Berlusconi e i colleghi senatori.
C’è voglia di dibattito tra i parlamentari azzurri. Vogliono discutere
di risultati elettorali, del futuro del partito, della coalizione,
del progetto di partito unico e per la prima volta mettono direttamente
in discussione un happening serale che di fatto ha voluto lo stesso
Berlusconi.
Si sa che il premier non gradisce i toni lamentosi e che è disposto
a considerare solo gli interventi propositivi. Anche per questo
non ha fatto mai mistero di gradire le serate conviviali con i senatori
piuttosto che le riunioni, ricche di problemi e questioni da risolvere,
con il gruppo della Camera. Raccontano però che stavolta il capogruppo
Elio Vito abbia faticato non poco a riportare la calma nel ”gruppone”
di onorevoli che già da qualche giorno si interrogavano sulla necessità
di quell’invito a cena con il presidente organizzato per questa
sera all’Etoile. «Ma come si fa a discutere davanti ad un piatto
di spaghetti», è stato il commento più ricorrente. Le polemiche
di questi giorni nella maggioranza, la proposta di partito unico
lanciata dallo stesso Berlusconi subito dopo le elezioni regionali,
hanno disorientato non poco i parlamentari azzurri che, nelle lunghe
passeggiate fatte nel Transatlantico si sono lungamente interrogati
sulla strategia del loro leader e sulle stesse prospettive di Forza
Italia, partito che il premier vorrebbe estinguere dentro un contenitore
più ampio.
Il tappo del malcontento è saltato ieri in maniera tanto fragorosa
che alla fine Elio Vito ha dovuto alzare la cornetta e chiamare
lo stesso Berlusconi. Nemmeno le rassicurazioni di Alfredo Biondi
sulla convocazione del Consiglio nazionale per metà giugno sono
bastate a riportare la tranquillità nel gruppo, che temeva una serata
con poco contenuto e con molte canzonette. Ovvie le immediate rassicurazioni
che sono subito arrivate a Montecitorio sul contenuto e lo scopo
della cena. «Il fatto che il presidente stia lavorando ad un discorso
dimostra che non sarà un appuntamento usuale», replicavano ieri
a palazzo Chigi. Comunque sia molti dei parlamentari azzurri promettevano
ieri pomeriggio interventi di fuoco. «O facciamo il partito unico
subito oppure è meglio scartare e lasciare soli gli alleati». «Macchè
partito unico - replicava ieri un altro azzurro - dalle ultime prese
di posizione di Fini non mi sembra ci sia molta voglia. Oramai An
e Udc lavorano sulla nostra dissoluzione, è per questo che dobbiamo
modificare la legge elettorale in modo che ognuno corre da solo
e si conta per ciò che vale».
IL
MESSAGGERO, 11/05/2005 |
CATTANEO
COMPLICA IL GIRO DELLE NOMINE
di Sara De Banis, MF |
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