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Da sinistra:
ALBERT FRÈRE
STEFANO RICUCCI
DIEGO DELLA VALLE
e PAOLO MIELI
Il barone belga Albert Frère, quasi ottuagenario, tra i più prestigiosi
finanzieri europei, sarà uno dei prossimi azionisti di Rcs?
Di più: sotto il manto del suo ineccepibile nome si concluderà
la chiassosa e misteriosa vicenda del tentativo di scalata di
Stefano Ricucci al controllo del Corriere della Sera? Un interrogativo
ragionevole, soprattutto dopo che il Corriere della Sera, con
grande evidenza, ha pubblicato domenica 4 settembre un'intervista
a monsieur Frère: una sorta di biglietto da visita del barone
della finanza, quasi del tutto sconosciuto presso il pubblico
italiano. Come a dire: questi è Frère, un personaggio di tutto
riguardo, che ambisce ad entrare sulla scena italiana (e sarebbe
ben accolto!). Tutti contenti, nel Gotha che ha difeso con i denti
il controllo del Corrierone, se - ipotizziamo - le pericolose
quote di Stefano Ricucci si trasferissero nella cassaforte dell'arzillo
e indiscutibile nobile belga.
Altro "succo" nell'intervista - comunque interessante per gli
addetti ai lavori - non c'è. Sul piano squisitamente giornalistico,
è da notare infatti che: a) Frère è un nome ignoto al grande pubblico,
perchè dedicargli quel notevole spazio? b) nell'intervista non
ci sono notizie; c) nell'intervista non ci sono dichiarazioni
reboanti, clamorose; d) Frère è considerato un uomo riservatissimo,
silenzioso, stile Cuccia, uno che non parla mai - e se parla,
è solo per dire qualcosa. Ve l'immaginate un Cuccia che avesse
dato un'ìntervista, apparentemente immotivabile, di punto in bianco,
a Le Figaro?
Riflessione: tutta l'importanza giornalistica sta nell'imprimatur
del Corriere di Paolo Mieli - direttore/stratega - sul super candidato
acquirente. Frère è un bravo ragazzo, a dispetto dell'età, insomma.
E la giornalista Giuliana Ferraino correttamente propone l'argomento
Rcs a monsieur Frère, che risponde: "Come sa, il nostro gruppo
ha una partecipazione importante in Bertelsmann e le posso assicurare
che il nostro interesse non è motivato dalle caratteristiche di
questo settore, anche se è attraente, ma unicamente dalle solide
prospettive industriali e finanziarie nel lungo termine." Una
delizia. Chi potrebbe storcere il naso di fronte all'irruzione
in Rcs di un Frère, che si infischia del "pur attraente" controllo
del giornale e invece confiderebbe nella qualità finanziaria dell'operazione?
(Per la verità, anche Ricucci sostiene la stessa cosa, purtroppo
non ha nelle vene neanche una goccia del sangue blu del Barone).
Una domanda sorge spontanea: ma Ricucci è entrato nella determinazione
di cedere il suo bel paccotto del 20% di azioni? Questo si capirà
meglio nei prossimi giorni. Per il momento, sembra evidente che
il progetto Opa sta sfumando. E circolano curiose voci su un ruolo
di mediazione che potrebbe svolgere Diego Della Valle tra Frère
(e/o altri simili, indiscutibili nomi, estranei alle mischie italiane)
e l'indesiderato Stefano Ricucci. Ma questa, come si dice, è un'altra
storia. Che si inquadra in un'altra partita, la vera partita -
che si gioca probabilmente non tanto sul Corriere della Sera,
come impulsivamente si è portati a credere per il fascino di via
Solferino - ma sulle Generali: un bocconcino di cui Frère ben
conosce l'importanza.
* Qui di seguito il testo dell'intervista del Corriere della Sera
ad Albert Frère
Frère, barone della finanza adesso rilancia sull' Italia
«Con Suez puntiamo sull' energia. I colloqui con il gruppo
Agnelli»
di Ferraino Giuliana
Vuole crescere nell' energia e nell' acqua, sviluppare affari
con il Gruppo Agnelli, grazie al rapporto personale con John Elkann,
che sente regolarmente, ma è disposto a considerare tutte le opportunità
di investimento, compresa Rcs: così il barone belga Albert Frère,
79 anni, punta con determinazione sull' Italia. Con l' aiuto di
Gerardo Braggiotti. Bon vivant e fine collezionista d' arte, ex
consigliere della Comit dal ' 94 al ' 98, oggi Frère è al vertice
di un impero che include partecipazioni rilevanti in Total (5%)
e Suez (circa 8%) e il 25,1% di Bertelsmann.
Monsieur Frère, cominciamo dall' Opa lanciata in estate da
Suez sul 49% di Electrabel. Su quali mercati si svilupperà il
gruppo franco-belga anche in vista della liberalizzazione totale
del mercato europeo dell' energia nel luglio 2007?
«L'
operazione in corso non modificherà la strategia industriale di
Electrabel, che resta la nave ammiraglia del gruppo nell' Europa
continentale. Piuttosto rinforza la sua capacità di azione. La
priorità è la crescita organica intorno alle sue posizioni domestiche
forti (Benelux e Francia), così come il perseguimento degli sviluppi
commerciali e degli investimenti mirati soprattutto in Italia
e in Spagna».
In Italia Suez è partner del Gruppo De Benedetti e di Acea.
Quali sono i progetti?
«Suez è presente in Italia fin dall' inizio degli anni ' 60. Produce
2 mila megawatt di elettricità, con altri 1.200 megawatt in costruzione.
Nel settore ambientale, fornisce acqua potabile a 2,4 milioni
di persone. L' Italia è un Paese importante per noi e la nostra
strategia si articola essenzialmente intorno alla joint venture
con Acea, di cui è azionista di maggioranza il Comune di Roma.
Si tratta di un' intesa esclusiva nel settore dell' energia e,
a seconda delle opportunità, nell' ambiente. È un esempio riuscito
di alleanza pubblico-privato».
Conosce personalmente Carlo De Benedetti?
«Lo conosco, abbiamo rapporti cordiali. Ma ci siamo perduti di
vista. È da tempo che non ci vediamo né parliamo».
Dopo la cessione della Société du Louvre e del Gruppo Taittinger,
ha dichiarato di essere interessato a ricomprare lo champagne:
da solo o in società?
«Innanzitutto dobbiamo aspettare il via libera dell' Autorità
della Concorrenza sull' offerta lanciata da Starwood Capital sul
Gruppo Taittinger e sulla Société du Louvre. Poi attendere che
il nuovo proprietario del gruppo decida il futuro dello champagne,
ma sappiamo già che ha intenzione di vendere, però senza fretta.
La Compagnie Nationale à Portefeuille (Cnp) farà sicuramente un'
offerta su una società che conosce bene, avendo partecipato, come
è noto, alla gestione del gruppo Taittinger per oltre tre anni.
Certo, tutto dipenderà dal prezzo finale, e poi vogliamo coinvolgere
alcuni nostri amici in un' offerta comune che ci permetterà di
mantenere il controllo. Posso già immaginare che se ricompreremo
lo champagne Taittinger, alcuni membri della famiglia si uniranno
a noi, cosa che mi farà molto piacere».
Perché il settore dei media e dell' editoria è così "sexy"
in questo periodo? In Francia Edouard de Rothschild ha rilevato
il 37% di Libération, Serge Dassault ha comprato la Socpresse,
editore del Figaro, e Vincent Bolloré vuole costruire un polo
media intorno ad Havas e a una rete digitale terrestre, mentre
in Italia c' è una battaglia intorno a Rcs MediaGroup, che pubblica
il Corriere della Sera.
«Bisognerebbe chiederlo direttamente ai protagonisti. Come sa,
il nostro gruppo ha una partecipazione importante in Bertelsmann
e le posso assicurare che il nostro interesse non è motivato dalle
caratteristiche di questo settore, anche se è attraente, ma unicamente
dalle solide prospettive industriali e finanziarie nel lungo termine».
Sarebbe interessato a una partecipazione in Rcs MediaGroup?
«Tutto dipende dalle persone che entreranno come azionisti, ma
è chiaro che studieremo molto attentamente qualsiasi proposta
che ci permetterà di far parte di una buona squadra».
Torniamo a Bertelsmann: crede che il gruppo editoriale tedesco
andrà in Borsa?
«Non è una domanda d' attualità: abbiamo almeno ancora un anno
prima di pronunciarci su un' Ipo di Bertelsmann».
Su quale mercato oggi è più interessante investire? In quale
settore?
«Strategicamente la nostra politica d' investimento non ha preferenze
settoriali. Tutti i settori offrono delle opportunità e noi siamo
opportunisti: se dopo un' analisi approfondita consideriamo che
valga la pena investire in un' azienda, lo facciamo. Prendiamo
l' esempio del Groupe Bruxelles Lambert (Gbl), che ha investito
in Suez e dunque nei settori dell' energia, dell' acqua e del
gas, ma anche in Bertelsmann, un gruppo editoriale. Quanto alla
Cnp, che ha largamente investito in Total, ha partecipazioni diverse
come i gelati, la ristorazione veloce e il formaggio, da un lato,
e i profumi e la distribuzione dall' altro».
Nel 2003 ha dichiarato al Corriere che l' Italia era un Paese
con «molte possibilità per fare soldi» e avrebbe voluto approfittarne.
Ha trovato qualche occasione?
«Non si è presentata nessuna occasione vera, il che non significa
che non guardiamo le opportunità. A questo proposito, all' inizio
dell' anno, la nuova società di private equità Ergon Partners,
una joint venture tra Gbl e Ing, ha realizzato il suo primo affare
in Italia prendendo una quota significativa nella catena di gioielleria
Stroili. Siamo in contatto regolare con John Elkann, che conosciamo
bene, e speriamo di sviluppare con il gruppo Agnelli una serie
di affari. Allo stesso tempo dialoghiamo con Gerardo Braggiotti,
che sa bene quanto desideriamo investire nella penisola».
Come mai conosce bene il giovane Elkann? Che tipo di affari
vuole sviluppare con il gruppo Agnelli?
«La finanza internazionale è un microcosmo. Quando si parla di
Italia, viene in mente il gruppo Agnelli, che oggi è sinonimo
di John Elkann. Sulle altre domande, no comment».
Che tipo di relazione ha con Gerardo Braggiotti? Lo ha conosciuto
quando era alla guida di Lazard Italia? Su quali investimenti
la consiglia?
«Ho eccellenti relazioni con suo padre Enrico da parecchi decenni.
Ho conosciuto Gerardo con l' intermediazione di Lazard e, più
precisamente, grazie ad Antoine Bernheim. Ci siamo apprezzati
fin dal primo incontro e in seguito ci siamo visti tête-à-tête.
Non dirò altro, ripeto: discrezione, mutismo».
Ha comprato azioni Mediobanca?
«Mediobanca si è rivelata un ottimo affare per il mio amico Vincent
Bolloré. Ma noi non abbiamo fatto alcun acquisto. Se si presenterà
l' occasione in futuro, esamineremo il dossier come si deve».
Siede ancora nel Consiglio generale delle Assicurazioni Generali?
E' diventato azionista del Leone?
«Sì, è l' occasione per incontrare eminenti personalità e sono
riconoscente al mio carissimo amico Antoine Bernheim, presidente
di Generali, di avermi ammesso in questo sancta sanctorum. Ma
non sono diventato azionista».
SUEZ - Suez è una multinazionale specializzata nella distribuzione
di elettricità, gas e acqua, nella depurazione e nello smaltimento
di rifiuti. Il gruppo è quotato sulle principali piazze mondiali
BERTELSMANN - Bertelsmann è il primo gruppo televisivo (RTL)
e editoriale (Gruner+Jahr) a livello europeo ed è presente in
tutti i settori dei media. Le azioni della società non sono quotate
in Borsa Il personaggio Figlio di un venditore di chiodi, Albert
Frère esordisce negli anni Cinquanta acquisendo imprese siderurgiche
a Charleroi. Negli anni Settanta, con il capitale guadagnato,
moltiplica ed internazionalizza le sue attività, spaziando dai
media all' elettricità, dall' industria alberghiera alle assicurazioni.
Tra le sue passioni l' arte (possiede tele di Canaletto, Guardi
e Bellotto) e il buon vino (è proprietario insieme a Bernard Arnaut
di Chateau Cheval Blanc, il re dei Bordeaux). Le partecipazioni
Attualmente Albert Frère detiene partecipazioni rilevanti nella
compagnia petrolifera Total (5%), nel gruppo industriale e di
servizi Suez (8%) e nel gigante editoriale tedesco Bertelsmann
(25,1%). Pur non essendone azionista siede inoltre nel Consiglio
generale delle Assicurazioni Generali. Ha ceduto invece il gruppo
Taittinger (champagne e alberghi). In Italia il barone è partner,
con Suez, del Gruppo De Benedetti e di Acea, di cui è azionista
di maggioranza il Comune di Roma. John Elkann La finanza internazionale
è un microcosmo. Quando si parla di Italia, viene in mente il
gruppo Agnelli, che oggi è sinonimo di John Elkann Vincent Bolloré
Mediobanca si è rivelata un ottimo affare per il mio amico Vincent
Bolloré. Ma noi non abbiamo fatto alcun acquisto Gerardo Braggiotti
Ho eccellenti relazioni con suo padre Enrico da parecchi decenni.
Ho conosciuto Gerardo grazie ad Antoine Bernheim Antoine Bernheim
Il consiglio generale delle Assicurazioni Generali è l' occasione
per incontrare eminenti personalità e sono riconoscente a Bernheim.
* Scrivetemi, se volete, indirizzando a: cesare@lamescolanza.com
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