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VELINE & VELENI di Cesare Lanza - I GIORNALI IN 5 MINUTI - Venerdì 9 SETTEMBRE 2005
MALIZIE
L'IMPRIMATUR AD ALBERT FRERE PER L'INGRESSO IN RCS


Da sinistra:
ALBERT FRÈRE
STEFANO RICUCCI
DIEGO DELLA VALLE
e PAOLO MIELI


Il barone belga Albert Frère, quasi ottuagenario, tra i più prestigiosi finanzieri europei, sarà uno dei prossimi azionisti di Rcs?
Di più: sotto il manto del suo ineccepibile nome si concluderà la chiassosa e misteriosa vicenda del tentativo di scalata di Stefano Ricucci al controllo del Corriere della Sera? Un interrogativo ragionevole, soprattutto dopo che il Corriere della Sera, con grande evidenza, ha pubblicato domenica 4 settembre un'intervista a monsieur Frère: una sorta di biglietto da visita del barone della finanza, quasi del tutto sconosciuto presso il pubblico italiano. Come a dire: questi è Frère, un personaggio di tutto riguardo, che ambisce ad entrare sulla scena italiana (e sarebbe ben accolto!). Tutti contenti, nel Gotha che ha difeso con i denti il controllo del Corrierone, se - ipotizziamo - le pericolose quote di Stefano Ricucci si trasferissero nella cassaforte dell'arzillo e indiscutibile nobile belga.
Altro "succo" nell'intervista - comunque interessante per gli addetti ai lavori - non c'è. Sul piano squisitamente giornalistico, è da notare infatti che: a) Frère è un nome ignoto al grande pubblico, perchè dedicargli quel notevole spazio? b) nell'intervista non ci sono notizie; c) nell'intervista non ci sono dichiarazioni reboanti, clamorose; d) Frère è considerato un uomo riservatissimo, silenzioso, stile Cuccia, uno che non parla mai - e se parla, è solo per dire qualcosa. Ve l'immaginate un Cuccia che avesse dato un'ìntervista, apparentemente immotivabile, di punto in bianco, a Le Figaro?
Riflessione: tutta l'importanza giornalistica sta nell'imprimatur del Corriere di Paolo Mieli - direttore/stratega - sul super candidato acquirente. Frère è un bravo ragazzo, a dispetto dell'età, insomma. E la giornalista Giuliana Ferraino correttamente propone l'argomento Rcs a monsieur Frère, che risponde: "Come sa, il nostro gruppo ha una partecipazione importante in Bertelsmann e le posso assicurare che il nostro interesse non è motivato dalle caratteristiche di questo settore, anche se è attraente, ma unicamente dalle solide prospettive industriali e finanziarie nel lungo termine." Una delizia. Chi potrebbe storcere il naso di fronte all'irruzione in Rcs di un Frère, che si infischia del "pur attraente" controllo del giornale e invece confiderebbe nella qualità finanziaria dell'operazione? (Per la verità, anche Ricucci sostiene la stessa cosa, purtroppo non ha nelle vene neanche una goccia del sangue blu del Barone).
Una domanda sorge spontanea: ma Ricucci è entrato nella determinazione di cedere il suo bel paccotto del 20% di azioni? Questo si capirà meglio nei prossimi giorni. Per il momento, sembra evidente che il progetto Opa sta sfumando. E circolano curiose voci su un ruolo di mediazione che potrebbe svolgere Diego Della Valle tra Frère (e/o altri simili, indiscutibili nomi, estranei alle mischie italiane) e l'indesiderato Stefano Ricucci. Ma questa, come si dice, è un'altra storia. Che si inquadra in un'altra partita, la vera partita - che si gioca probabilmente non tanto sul Corriere della Sera, come impulsivamente si è portati a credere per il fascino di via Solferino - ma sulle Generali: un bocconcino di cui Frère ben conosce l'importanza.

* Qui di seguito il testo dell'intervista del Corriere della Sera ad Albert Frère

Frère, barone della finanza adesso rilancia sull' Italia
«Con Suez puntiamo sull' energia. I colloqui con il gruppo Agnelli»
di Ferraino Giuliana

Vuole crescere nell' energia e nell' acqua, sviluppare affari con il Gruppo Agnelli, grazie al rapporto personale con John Elkann, che sente regolarmente, ma è disposto a considerare tutte le opportunità di investimento, compresa Rcs: così il barone belga Albert Frère, 79 anni, punta con determinazione sull' Italia. Con l' aiuto di Gerardo Braggiotti. Bon vivant e fine collezionista d' arte, ex consigliere della Comit dal ' 94 al ' 98, oggi Frère è al vertice di un impero che include partecipazioni rilevanti in Total (5%) e Suez (circa 8%) e il 25,1% di Bertelsmann.
Monsieur Frère, cominciamo dall' Opa lanciata in estate da Suez sul 49% di Electrabel. Su quali mercati si svilupperà il gruppo franco-belga anche in vista della liberalizzazione totale del mercato europeo dell' energia nel luglio 2007?
«L' operazione in corso non modificherà la strategia industriale di Electrabel, che resta la nave ammiraglia del gruppo nell' Europa continentale. Piuttosto rinforza la sua capacità di azione. La priorità è la crescita organica intorno alle sue posizioni domestiche forti (Benelux e Francia), così come il perseguimento degli sviluppi commerciali e degli investimenti mirati soprattutto in Italia e in Spagna».
In Italia Suez è partner del Gruppo De Benedetti e di Acea. Quali sono i progetti?
«Suez è presente in Italia fin dall' inizio degli anni ' 60. Produce 2 mila megawatt di elettricità, con altri 1.200 megawatt in costruzione. Nel settore ambientale, fornisce acqua potabile a 2,4 milioni di persone. L' Italia è un Paese importante per noi e la nostra strategia si articola essenzialmente intorno alla joint venture con Acea, di cui è azionista di maggioranza il Comune di Roma. Si tratta di un' intesa esclusiva nel settore dell' energia e, a seconda delle opportunità, nell' ambiente. È un esempio riuscito di alleanza pubblico-privato».
Conosce personalmente Carlo De Benedetti?
«Lo conosco, abbiamo rapporti cordiali. Ma ci siamo perduti di vista. È da tempo che non ci vediamo né parliamo».
Dopo la cessione della Société du Louvre e del Gruppo Taittinger, ha dichiarato di essere interessato a ricomprare lo champagne: da solo o in società?
«Innanzitutto dobbiamo aspettare il via libera dell' Autorità della Concorrenza sull' offerta lanciata da Starwood Capital sul Gruppo Taittinger e sulla Société du Louvre. Poi attendere che il nuovo proprietario del gruppo decida il futuro dello champagne, ma sappiamo già che ha intenzione di vendere, però senza fretta. La Compagnie Nationale à Portefeuille (Cnp) farà sicuramente un' offerta su una società che conosce bene, avendo partecipato, come è noto, alla gestione del gruppo Taittinger per oltre tre anni. Certo, tutto dipenderà dal prezzo finale, e poi vogliamo coinvolgere alcuni nostri amici in un' offerta comune che ci permetterà di mantenere il controllo. Posso già immaginare che se ricompreremo lo champagne Taittinger, alcuni membri della famiglia si uniranno a noi, cosa che mi farà molto piacere».
Perché il settore dei media e dell' editoria è così "sexy" in questo periodo? In Francia Edouard de Rothschild ha rilevato il 37% di Libération, Serge Dassault ha comprato la Socpresse, editore del Figaro, e Vincent Bolloré vuole costruire un polo media intorno ad Havas e a una rete digitale terrestre, mentre in Italia c' è una battaglia intorno a Rcs MediaGroup, che pubblica il Corriere della Sera.
«Bisognerebbe chiederlo direttamente ai protagonisti. Come sa, il nostro gruppo ha una partecipazione importante in Bertelsmann e le posso assicurare che il nostro interesse non è motivato dalle caratteristiche di questo settore, anche se è attraente, ma unicamente dalle solide prospettive industriali e finanziarie nel lungo termine».
Sarebbe interessato a una partecipazione in Rcs MediaGroup?
«Tutto dipende dalle persone che entreranno come azionisti, ma è chiaro che studieremo molto attentamente qualsiasi proposta che ci permetterà di far parte di una buona squadra».
Torniamo a Bertelsmann: crede che il gruppo editoriale tedesco andrà in Borsa?
«Non è una domanda d' attualità: abbiamo almeno ancora un anno prima di pronunciarci su un' Ipo di Bertelsmann».
Su quale mercato oggi è più interessante investire? In quale settore?
«Strategicamente la nostra politica d' investimento non ha preferenze settoriali. Tutti i settori offrono delle opportunità e noi siamo opportunisti: se dopo un' analisi approfondita consideriamo che valga la pena investire in un' azienda, lo facciamo. Prendiamo l' esempio del Groupe Bruxelles Lambert (Gbl), che ha investito in Suez e dunque nei settori dell' energia, dell' acqua e del gas, ma anche in Bertelsmann, un gruppo editoriale. Quanto alla Cnp, che ha largamente investito in Total, ha partecipazioni diverse come i gelati, la ristorazione veloce e il formaggio, da un lato, e i profumi e la distribuzione dall' altro».
Nel 2003 ha dichiarato al Corriere che l' Italia era un Paese con «molte possibilità per fare soldi» e avrebbe voluto approfittarne. Ha trovato qualche occasione?
«Non si è presentata nessuna occasione vera, il che non significa che non guardiamo le opportunità. A questo proposito, all' inizio dell' anno, la nuova società di private equità Ergon Partners, una joint venture tra Gbl e Ing, ha realizzato il suo primo affare in Italia prendendo una quota significativa nella catena di gioielleria Stroili. Siamo in contatto regolare con John Elkann, che conosciamo bene, e speriamo di sviluppare con il gruppo Agnelli una serie di affari. Allo stesso tempo dialoghiamo con Gerardo Braggiotti, che sa bene quanto desideriamo investire nella penisola».
Come mai conosce bene il giovane Elkann? Che tipo di affari vuole sviluppare con il gruppo Agnelli?
«La finanza internazionale è un microcosmo. Quando si parla di Italia, viene in mente il gruppo Agnelli, che oggi è sinonimo di John Elkann. Sulle altre domande, no comment».
Che tipo di relazione ha con Gerardo Braggiotti? Lo ha conosciuto quando era alla guida di Lazard Italia? Su quali investimenti la consiglia?
«Ho eccellenti relazioni con suo padre Enrico da parecchi decenni. Ho conosciuto Gerardo con l' intermediazione di Lazard e, più precisamente, grazie ad Antoine Bernheim. Ci siamo apprezzati fin dal primo incontro e in seguito ci siamo visti tête-à-tête. Non dirò altro, ripeto: discrezione, mutismo».
Ha comprato azioni Mediobanca?
«Mediobanca si è rivelata un ottimo affare per il mio amico Vincent Bolloré. Ma noi non abbiamo fatto alcun acquisto. Se si presenterà l' occasione in futuro, esamineremo il dossier come si deve».
Siede ancora nel Consiglio generale delle Assicurazioni Generali? E' diventato azionista del Leone?
«Sì, è l' occasione per incontrare eminenti personalità e sono riconoscente al mio carissimo amico Antoine Bernheim, presidente di Generali, di avermi ammesso in questo sancta sanctorum. Ma non sono diventato azionista».
SUEZ - Suez è una multinazionale specializzata nella distribuzione di elettricità, gas e acqua, nella depurazione e nello smaltimento di rifiuti. Il gruppo è quotato sulle principali piazze mondiali
BERTELSMANN
- Bertelsmann è il primo gruppo televisivo (RTL) e editoriale (Gruner+Jahr) a livello europeo ed è presente in tutti i settori dei media. Le azioni della società non sono quotate in Borsa Il personaggio Figlio di un venditore di chiodi, Albert Frère esordisce negli anni Cinquanta acquisendo imprese siderurgiche a Charleroi. Negli anni Settanta, con il capitale guadagnato, moltiplica ed internazionalizza le sue attività, spaziando dai media all' elettricità, dall' industria alberghiera alle assicurazioni. Tra le sue passioni l' arte (possiede tele di Canaletto, Guardi e Bellotto) e il buon vino (è proprietario insieme a Bernard Arnaut di Chateau Cheval Blanc, il re dei Bordeaux). Le partecipazioni Attualmente Albert Frère detiene partecipazioni rilevanti nella compagnia petrolifera Total (5%), nel gruppo industriale e di servizi Suez (8%) e nel gigante editoriale tedesco Bertelsmann (25,1%). Pur non essendone azionista siede inoltre nel Consiglio generale delle Assicurazioni Generali. Ha ceduto invece il gruppo Taittinger (champagne e alberghi). In Italia il barone è partner, con Suez, del Gruppo De Benedetti e di Acea, di cui è azionista di maggioranza il Comune di Roma. John Elkann La finanza internazionale è un microcosmo. Quando si parla di Italia, viene in mente il gruppo Agnelli, che oggi è sinonimo di John Elkann Vincent Bolloré Mediobanca si è rivelata un ottimo affare per il mio amico Vincent Bolloré. Ma noi non abbiamo fatto alcun acquisto Gerardo Braggiotti Ho eccellenti relazioni con suo padre Enrico da parecchi decenni. Ho conosciuto Gerardo grazie ad Antoine Bernheim Antoine Bernheim Il consiglio generale delle Assicurazioni Generali è l' occasione per incontrare eminenti personalità e sono riconoscente a Bernheim.

* Scrivetemi, se volete, indirizzando a: cesare@lamescolanza.com